Cosa Vedere ad Almese: Storia, Natura e Sapori della Bassa Val di Susa

Scopri Almese: storia, natura e gastronomia ti aspettano! Visita la villa romana, il Ricetto medievale, la Goja del Pis e assapora il Baratuciat e le Siole Piene!

Indice

Almese può sembrare solo un altro borgo della Val di Susa, uno di quei paesi che attraversi senza fermarti. Invece ti invitiamo ad esplorarlo, perché siamo sicure, ti stupirà.

Situato nella bassa Valle di Susa, a pochi chilometri da Torino, Almese è una destinazione sorprendente. Lontano dai circuiti turistici più affollati, questo borgo offre storia, natura incontaminata e tradizioni autentiche. Dalla Villa Romana alle escursioni sul Monte Musiné, passando per la spettacolare Goja del Pis, Almese è il luogo perfetto per chi cerca un’esperienza unica tra cultura, trekking, bike e paesaggi mozzafiato.

A due passi da Avigliana, non perderti la passeggiata intorno ai laghi, una meraviglia in questa stagione.

Un Tuffo nel Passato: La Villa Romana di Almese

Cosa c’è di più emozionante di una passeggiata tra antiche rovine romane? Beh, ad Almese, nel cuore della bassa Val di Susa, potete fare un vero salto nel passato e ritrovarvi tra i resti di una lussuosa villa del I secolo d.C.. Sì, avete capito bene: un angolo di Roma Antica, proprio qui, tra le colline piemontesi!

Ma ecco il bello: nei dintorni c’era anche la misteriosa Statio Ad Fines di Drubiaglio di Avigliana, una sorta di dogana romana piazzata strategicamente sul confine con il regno di Cozio. Qui i mercanti dovevano pagare la Quadragesima Galliarum, una tassa sulle merci trasportate. Ma chi gestiva davvero questo posto? E soprattutto, cosa c’entrava con la villa di Almese?

Ecco un’ipotesi che ci affascina: la villa, che tra l’altro è la più grande del nord-ovest d’Italia per tipologia, potrebbe essere appartenuta proprio a chi riscuoteva quei tributi. Immaginate un ricco funzionario romano, immerso nel lusso del suo peristilio elegante e del giardino da 1.900 metri quadrati, mentre fuori transitavano carovane di mercanti carichi di merci.

Ogni angolo di questo sito archeologico ha una storia da raccontare, e le visite guidate dell’Associazione Ar.c.A. Almese sono il modo perfetto per scoprire tutti i dettagli e immergersi in un’epoca lontana… senza bisogno di prendere un aereo!

Visite Guidate Villa Romana di Almese 2025: Visite Guidate

 

Un salto nel medioevo: il ricetto di San Mauro

Ad Almese, ogni pietra del Ricetto di San Mauro sembra sussurrare storie di un tempo lontano. Questo borgo fortificato, nascosto tra le verdi colline della Val di Susa, è un vero e proprio viaggio nel Medioevo, tra monaci, castellani, incursioni nemiche e… antiche leggende di tesori nascosti e streghe perseguitate.

Le origini: un dono marchionale e la trasformazione in fortezza

Il primo documento che cita il Ricetto di San Mauro risale al 1029, quando il Marchese di Torino, Olderico Manfredi, donò parte dei suoi possedimenti valsusini all’Abbazia di San Giusto di Susa, inclusa la curtis di San Mauro. Già allora, su un affioramento roccioso, esistevano una chiesa e un campanile, che nei secoli successivi sarebbero diventati il cuore della fortificazione.

Tra il 1281 e il 1285, la curtis venne trasformata in un vero e proprio castrum: il campanile divenne una torre difensiva alta 26 metri, mentre la chiesa fu convertita in magazzino per le derrate alimentari, tribunale e archivio dei monaci. Il borgo era protetto da doppie mura, un fossato alimentato dal torrente Messa e un ponte levatoio che garantiva l’accesso solo agli abitanti e ai monaci.

Il cuore economico e difensivo di Almese

Il Ricetto di San Mauro non era solo una fortezza, ma anche un centro nevralgico per l’economia locale. Qui il castellano raccoglieva le decime e i tributi in natura dovuti all’abate, accumulando le scorte agricole nei depositi protetti dalle mura. In caso di attacchi, il borgo diventava un rifugio sicuro per la popolazione, che vi trovava protezione insieme ai preziosi raccolti.

Nel tempo, il ponte levatoio medievale fu sostituito nel XVII secolo da un ponte in muratura, mentre il fossato difensivo venne progressivamente interrato. Ancora oggi, però, si possono ammirare i resti della prima cinta muraria, con alcuni merli guelfi, e della seconda cinta esterna, che un tempo proteggeva la parte agricola del borgo.

Il mistero del tesoro perduto

Ma non è solo la storia documentata a rendere affascinante il Ricetto di San Mauro. Un’oscura leggenda narra di un tesoro nascosto nelle sue profondità. Nel 1889, un certo Battista Truccato, scalpellino e nuovo proprietario della parte merlata, trovò una pergamena antica in cui si accennava a una galleria segreta che passava sotto la torre e custodiva un misterioso tesoro.

Convinto della veridicità della storia, Truccato scavò per cinque anni, aprendo un cunicolo nella roccia alla ricerca dell’ingresso della galleria. Scavò per 16 metri, ma il tesoro non venne mai trovato. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il suo tunnel venne usato come rifugio durante le incursioni aeree, trasformando un sogno di ricchezza in un nascondiglio di sopravvivenza.

Streghe, sabba e la fine di Maria Gotto

Se il tesoro non è mai stato scoperto, un altro mistero aleggia sul Ricetto di San Mauro: quello della caccia alle streghe.

Nel XIV secolo, si diffusero voci su rituali segreti e sabba notturni lungo le sponde del torrente Messa. Il castello venne usato come prigione per le donne accusate di stregoneria, in attesa di giudizio ed esecuzione. La storia più tragica è quella di Maria Gotto di Rubiana, arrestata e rinchiusa nella torre il 28 luglio 1620 con l’accusa di stregoneria.

Dopo giorni di interrogatori, la sua sorte sembrava segnata. Ma il 3 agosto, fu trovata morta nella sua cella. Suicidio o omicidio? La storia non ha mai dato una risposta certa, ma la leggenda narra che il suo spirito inquieto si aggiri ancora tra le mura del Ricetto di San Mauro.

Il Ricetto oggi: tra cultura e atmosfere medievali

Oggi, grazie a un importante restauro completato nel 2006, il Ricetto di San Mauro ha ritrovato il suo antico fascino. La torre campanaria di 26 metri è diventata un suggestivo spazio espositivo, mentre l’intero complesso ospita eventi culturali organizzati dall’Associazione Cumalè.

Se amate la storia, i misteri e i luoghi intrisi di leggenda, non potete perdervi questo affascinante angolo medievale di Almese. Chissà, magari durante la vostra visita riuscirete a scoprire un indizio sul tesoro perduto… o sentire il sussurro di Maria Gotto nel vento.

Visite Guidate Ricetto di Almese 2025: Visite Guidate

 

CASCATA E PISCINA NATURALE: La Goja del Pis

Se amate la natura e cercate un angolo di paradiso nascosto, Almese saprà sorprendervi. Qui, tra boschi secolari e antiche storie, l’acqua ha sempre avuto un ruolo magico e primordiale. Il torrente Messa, che per secoli ha modellato le vallate, custodisce alcuni dei luoghi più suggestivi della Val di Susa.

Goja del Pis: il tuffo nella natura selvaggia

Tra questi, il più iconico è senza dubbio la Goja del Pis, una piscina naturale perfetta, incastonata tra le rocce e alimentata da una cascata di 15 metri. Il nome “Pis”, in dialetto piemontese, richiama proprio il getto d’acqua che scende impetuoso dalle pareti rocciose, creando un laghetto verde smeraldo di circa 30 metri di diametro.

Raggiungere questo angolo di paradiso è un’esperienza che vale il viaggio. Dimenticate l’auto: il cammino parte da Almese e si snoda lungo un sentiero immerso nel verde, tra suoni di torrente e fruscii di alberi secolari. Lungo il percorso, pannelli informativi raccontano la storia del territorio, della sua flora e della fauna che lo abita. Arrivati a destinazione, il colpo d’occhio è mozzafiato: il bianco spumeggiante della cascata, il contrasto con il verde scuro delle pareti di roccia, il cielo azzurro che fa capolino tra le fronde degli alberi. Uno scenario da fiaba, perfetto per una pausa rigenerante.

Ma attenzione: rispettate l’ambiente. La Goja del Pis è un ecosistema delicato, da preservare con cura. Evitate di lasciare rifiuti, non tuffatevi dalle rocce (le correnti possono essere insidiose) e, se potete, scegliete i giorni feriali per godervi la quiete (in estate è presa d’assalto). Se sarete fortunati, potreste trovarvi da soli in questa cattedrale d’acqua e pietra, con il solo suono del torrente a farvi compagnia.

L’acqua alla Fucinassa: tra storia e ingegno

Ma il torrente Messa non è solo bellezza naturale: è stato per secoli la linfa vitale della valle. A testimoniarlo c’è la borgata Fucinassa, dove l’acqua è stata forza motrice e fonte di vita fino ai giorni nostri. Qui si trova la vecchia fucina del fabbroferraio, attiva fino agli anni ’50, che sfruttava la potenza del torrente per azionare gli arnesi con cui si lavorava il ferro, proveniente dalle miniere di Rubiana.

L’energia idraulica che un tempo muoveva i magli della fucina è oggi incanalata in un’altra struttura: la centrale idroelettrica della Fucinassa, risalente al 1927, che ancora oggi fornisce energia a circa 300 famiglie.

Un torrente puro e un tesoro vivente: il gambero di fiume

Il Messa è uno dei pochi corsi d’acqua ancora puri e incontaminati del Piemonte. Le sue acque limpide ospitano una vera rarità: il gambero di fiume nostrano (Austropotamobius pallipes), un crostaceo autoctono in via di estinzione, che qui trova ancora un ambiente ideale per sopravvivere. Un piccolo tesoro della biodiversità che testimonia la qualità delle acque del torrente.

Un viaggio tra storia e natura

Seguire il corso del Messa è come ripercorrere un viaggio nel tempo. Dalla sua sorgente sulle pendici del Monte Civrari, a 2000 metri di altitudine, il torrente scava la roccia e modella il paesaggio da millenni. Qui si trovano antichi sedimenti oceanici, pietre nate dal sollevamento delle Alpi, e depositi morenici delle ultime glaciazioni.

L’erosione, che continua il suo lavoro incessante, ha reso la Goja del Pis uno degli spettacoli naturali più affascinanti della zona. E chi sa, magari tra le sue acque o tra le rocce della Fucinassa si nasconde ancora qualche segreto del passato, in attesa di essere scoperto…

Il misterioso Monte Musiné

Non si può parlare di Almese senza citare il Monte Musiné, una montagna che domina la valle e che da sempre è avvolta da un’aura di mistero. Con i suoi 1150 metri di altezza, offre una vista spettacolare sulla pianura torinese e sulle Alpi Graie. Un’escursione alla sua cima è relativamente semplice, ma il viaggio non è solo fisico: il Musiné è un luogo che porta con sé secoli di leggende, fenomeni inspiegabili e storie affascinanti.

La visione di costantino e la storia antica

Secondo la leggenda, proprio sulle pendici del Monte Musiné, l’imperatore Costantino ebbe la celebre visione della scritta “In hoc signo vinces”, che lo portò alla conversione al Cristianesimo e alla storica vittoria contro Massenzio. Per commemorare questo evento, nel 1901 fu eretta sulla vetta un’imponente croce di cemento armato, ancora oggi visibile da lontano. Ma non è l’unico racconto legato alla montagna: si dice che qui sia stato mandato in esilio Erode il Grande, come punizione per la Strage degli Innocenti.

Le prime testimonianze storiche del monte risalgono al 1020, quando era noto come “Mons Vicinea”, un nome poi trasformato nel tempo in Musiné. Già in epoca celtica, la montagna era considerata un luogo sacro, come dimostrano le coppelle incise nella roccia e i resti di antichi rituali.

Gallerie segrete e base aliena?

Molti credono che il Musiné sia un ex vulcano, e che le sue profondità celino un labirinto di gallerie scavate dal magma. Secondo alcune teorie, questi tunnel condurrebbero a una struttura sotterranea nascosta: per alcuni, una base militare segreta, per altri un avamposto alieno.

Un Luogo di Energia e Rituali

Per questi motivi, il Monte Musiné è diventato un punto di riferimento per esoteristi, occultisti e studiosi del paranormale. Chi lo visita può ancora trovare tracce di riti pagani moderni, proprio come avveniva in epoca celtica.

Escursione al Musinè partendo da Almese

L’itinerario parte da Morsino lungo la Via Tagliafuoco, lasciando il bivio per Caselette dopo un piccolo slargo. Dopo circa 100 metri, si prende un sentiero segnalato per il Monte Musinè e il Truc Randolera. Superato il Truc Randolera, si raggiunge un’area picnic a 750 m di quota. Da qui, si segue brevemente una pista, poi si devia su un sentiero in costante salita.

Il percorso attraversa tratti boscosi e segue segnalazioni gialle e poi giallo-blu, passando vicino a una cisterna d’acqua prima di arrivare nella valletta a ovest della cima. Dopo un’ultima salita ripida fino a un colletto, si svolta a destra per l’ultimo tratto fino alla vetta, con la croce visibile solo alla fine.

La salita offre una vista spettacolare sulla Val di Susa e sulle Alpi Graie. È consigliabile affrontarla in primavera o autunno, quando le temperature sono più miti e si evitano i disagi causati dalle processionarie estive.

  • Distanza: 2,5 km
  • Altezza minima: 477 m
  • Altezza massima: 1135 m
  • Dislivello: 657 m
  • Difficoltà: E

Passeggiate Rilassanti all’Arboreto Didattico

Se invece preferite qualcosa di più tranquillo, vi consigliamo una visita all’Arboreto didattico, un area naturale all’interno del bosco sopra Almese e Rivera.  Raggiungete il Parcheggio di Pera Pluc, situato alla fine di Via Sonetto, e da lì proseguite a piedi verso l’Arboreto.

Questa area, dedicata all’educazione ambientale, è perfetta per scoprire la bellezza degli alberi e del bosco circostante. Lungo il percorso troverete pannelli informativi che vi guideranno alla scoperta della flora locale, un sentiero pedonale e un’arena semicircolare con panchine ricavate da tronchi, disposte attorno a un masso che funge da palco naturale.

Il cammino da Pera Pluc all’Arboreto è di circa 700 metri, con un dislivello minimo, lungo una pista tagliafuoco, quindi adatto a tutti, anche ai più piccoli. Ideale per una passeggiata con bambini o un picnic all’aperto, i piccoli rimarranno incantati dalle magnifiche statue di legno che raffigurano animali e personaggi fiabeschi, come una strega e una donna che si muove leggera come una fata. L’energia del bosco qui è davvero palpabile, vibrante.

Ogni volta che possiamo, torniamo qui a passeggiare, immerse nella natura che, stagione dopo stagione, ci regala nuove meraviglie da ammirare.

Seguici perché nei prossimi articoli ti parleremo delle escursioni che puoi fare nei dintorni di Almese.

@foto si Storie in Spalla - Simone Siviero

Un Assaggio di Tradizione: Sapori Locali da Non Perdere

E dopo tutte queste avventure, cosa c’è di meglio che concludere la giornata con un assaggio dei sapori locali? Almese non delude nemmeno sotto questo aspetto. Il Baratuciat, ad esempio, è un vino bianco che sta vivendo una vera e propria rinascita, grazie all’impegno di viticoltori locali, primo fra tutti Giuliano Bosio, che ha scommesso su questo vitigno. Un tempo considerato un prodotto di nicchia, oggi il Baratuciat è apprezzato per il suo profumo intenso e il sapore fresco e fruttato. Perfetto da abbinare a piatti a base di pesce o antipasti leggeri, il Baratuciat è un must per gli amanti del buon vino (e sppiler… il nostro bianco preferito!). Non perdere l’evento “Baratuciat, vitigno diVINO” che si tiene a inizio giugno, una vera celebrazione di questo vitigno.

E poi ci sono le Siole Piene, cipolle ripiene preparate con ingredienti freschi e genuini. La ricetta è semplice ma gustosa: cipolle bollite e ripiene con un mix di carne, pane grattugiato e spezie, poi cotte al forno fino a doratura. Esiste anche una versione dolce con amaretti.

Curiosi di assaggiarle? Non perdete la Fiera delle Siole Piene, un evento che celebra arte, artigianato, musica e soprattutto la tradizione culinaria delle cipolle ripiene, tipiche della zona. Durante la festa della Madonna del Rosario, le famiglie locali presenteranno le loro ricette segrete di “siole piene”. La fiera si tiene ad inizio ottobre presso la frazione Rivera di Almese.

(Consulta la nostra pagine Eventi)

@ Ricetta di Gian Carlo Vinassa
La vista dalla Torre del Ricetto di Almese

Le Chiese di Almese: Testimonianze di Storia e Fede

Almese custodisce anche un affascinante patrimonio religioso, fatto di chiese, cappelle e antiche testimonianze di fede che raccontano secoli di storia. 

  • Chiesa di Santa Maria: Situata su un’altura chiamata “il trucco della chiesa”, fu parrocchiale fino al 1966. Consacrata nel 1793, presenta decorazioni barocche e affreschi realizzati negli anni ‘30 del Novecento.

  • Chiesa di Santa Maria Assunta: Edificata nel 1710 dai Milaneresi e ampliata tre anni dopo, questa cappella è un piccolo gioiello di devozione locale.

  • Chiesa di Santo Stefano: Costruita intorno al 1685 sulle rovine di una chiesa più antica, divenne parrocchia autonoma nel 1690. Al suo interno ospita un organo del 1854, restaurato nel 2007.

  • Cappella Madonna della Neve e Pilone della Costa: Raggiungibili con una piacevole escursione da Almese, offrono un’esperienza tra natura e spiritualità, con panorami incantevoli sulla valle.

  • Cappella di San Michele Arcangelo: Situata nella borgata Morsino di Rivera, è documentata già nel 1400. L’attuale struttura risale al 1790, con modifiche nel 1800 e un restauro tra il 2002 e il 2004. Durante gli scavi è emerso un muro di fondazione dell’antica cappella, ora visibile attraverso un pavimento trasparente.

Come scoprire Almese

Insomma, Almese è piccola ma sorprendentemente ricca di meraviglie. Che siate appassionati di storia, amanti della natura o semplicemente alla ricerca di un angolo di tranquillità lontano dalla folla, qui troverete sicuramente qualcosa che vi conquisterà. Potete scoprire Almese in auto, a piedi o in bici. In Piazza Martiri della Libertà, proprio di fronte al Comune, è possibile noleggiare bici elettriche per esplorare i dintorni e fare il vostro tour alla scoperta di Almese.

Tutti i dettagli qui: Noleggio bici elettriche

Prendete una mappa e lasciate che Almese vi sorprenda con la sua bellezza nascosta nei dettagli meno evidenti. Non si tratta solo di una visita veloce, ma di una vera e propria occasione per godervi un breve soggiorno! Almese è la base perfetta per esplorare la bassa Val di Susa. Siete a un passo da Avigliana, con i suoi due laghi e il centro storico accogliente, ideale per una passeggiata. Non perdere il Colle del Lys, perfetto per una passeggiata panoramica, e la Sacra di San Michele, un luogo imperdibile. E poi ci sono i tanti paesini e borghi caratteristici che rendono unica questa parte della valle. Che tu venga per un giorno o per un weekend, preparati a scoprire un bel po’ di cose interessanti!

Alla prossima avventura, dove esploreremo insieme i sentieri e le escursioni più affascinanti di questa zona. A presto su questo blog!

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