Il Forte di Exilles

La Val di Susa, con la sua ricca storia e la bellezza mozzafiato delle montagne che la circondano, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Italia settentrionale.

La Val di Susa, con la sua ricca storia e la bellezza mozzafiato delle montagne che la circondano, è uno dei luoghi più suggestivi dell’Italia settentrionale e se stai pianificando un viaggio in questa zona, non puoi perdere l’occasione di visitare uno dei suoi tesori più affascinanti: il Forte di Exilles.

In estate poi puoi assaporare tutta la magia di vivere uno spettacolo teatrale oppure un concerto direttamente all’interno del suo cortile, sotto un manto di cielo stellato.

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Il Forte di Exilles: le origini

Situato in una posizione strategica, lungo uno dei passaggi più antichi e importanti delle Alpi, il Forte di Exilles è stato il teatro di molte battaglie e conquiste territoriali fin dai tempi del Delfinato e del Ducato di Savoia.

Immagina di fare un viaggio indietro nel tempo, quando l’Italia era un mosaico di piccoli regni e territori in costante lotta tra loro. Uno dei luoghi più importanti in queste battaglie è proprio il Forte di Exilles, situato in una stretta gola lungo il corso del fiume Dora.

La sua posizione strategica lo rendeva un passaggio obbligatorio per chi voleva attraversare le Alpi. Non sorprende che il Forte di Exilles fosse considerato così importante, tanto che pare fosse già abitato e fortificato dalle popolazioni pre-romane che vivevano nella Val di Susa, i celti. Lo testimonia l’antico nome Excingomagus. Un antico nome celtico composto: la prima parte del nome deriva dal excingos “attaccante, eroe”, formato su una radice *cing- “marciare, avanzare”, per cui cingetos è “colui che avanza nelle schiere, guerriero”, e *magos che significa campo, mercato, luogo di raduno.

Non sono arrivate a noi testimonianze certe di quel periodo ma vi è il riferimento, riportato nella Cronaca di Novalesa, di una certa Torre posta a metà strada tra il Monginevro e Susa molto probabilmente riconducibile ad una prima fortificazione ad Exilles. 

Ma non è solo la sua storia che lo rende un luogo così speciale. Il Forte di Exilles è anche uno dei pochi esempi di fortificazione di montagna che può ancora essere visitato integralmente, offrendo un’esperienza unica e suggestiva.

Immerso nella natura incontaminata della Val di Susa, il Forte di Exilles si trova su un promontorio che domina dall’alto il pittoresco paesino di Exilles. Protetto da montagne spettacolari, come quelle del Parco del Gran Bosco di Salbertrand e del massiccio del Galambra, questo luogo offre anche una grande varietà di percorsi naturalistici, ideali per gli amanti del trekking e della mountain bike.

Se stai pianificando un viaggio in Val di Susa, non puoi perderti l’occasione di visitare il Forte di Exilles. Un luogo che ti farà immergere nella storia e nella bellezza della natura, per un’esperienza che non dimenticherai facilmente.

In questo articolo ti porteremo alla scoperta di questa fortezza immensa e affascinante, anticipandoti aneddoti, curiosità e come sempre i nostri consigli per rendere la tua gita unica e memorabile.

Forte di Exilles - Cosa Vedere in Val di Susa (31)

Come arrivare al forte di Exilles

Raggiungere il forte di Exilles in Val di Susa è possibile con bus o con auto. Il treno di passaggio non ferma più alla stazione di Exilles che è stata attualmente dismessa per la difficoltà di accesso rispetto all’abitato. È però possibile scendere dal treno nelle vicine stazioni di Chiomonte, Oulx o Susa e proseguire in bus con la linea 286 (vedi sezione Bus).

In auto: Exilles si trova a circa 90 chilometri da Torino. Si può raggiungere la città prendendo l’autostrada A32 (Torino-Bardonecchia) e uscendo a Susa. Da Susa, si seguono le indicazioni per Exilles lungo la strada statale SS24. É possibile parcheggiare presso il grande parcheggio alla base del forte.

Treno + Bus : La stazione ferroviaria più vicina ad Exilles è quella di Chiomonte, situata sulla linea ferroviaria Torino-Bardonecchia. La linea del pullman Sadem 286 è quella che attraversa il tratto interessato. Si può prendere il bus della linea 286, oltre che da qualsiasi fermata della tratta, anche dalla stazione ferroviaria di Susa, dalla stazione ferroviaria di Oulx oppure da Chiomonte che è la stazione più vicina a Exilles.

In Bus: La linea Sadem 286 collega Exilles con le città circostanti, tra cui Susa e Oulx. È possibile consultare gli orari dei bus sul sito web della compagnia di trasporto pubblico locale.

Storia del forte dal periodo celtico ad oggi

L’attuale fortezza ottocentesca sorge sullo stesso rilievo roccioso che, fin dall’antichità, ha ospitato strutture fortificate per proteggere la Valle della Dora, così chiamato un tempo questo tratto dell’attuale Val di Susa.

La zona, come testimonia il suo antico nome di Excingomagus, potrebbe addirittura essere stata frequentata dalle popolazioni pre-romane che abitavano la valle.

Si dice che i romani siano stati i primi a costruire sulla collina una torre circolare, la Tour de Cesar, per controllare il traffico sulla strada delle Gallie. Ma secondo la Cronaca di Novalesa, lungo la strada tra Monginevro e Susa, già prima c’era anche una torre che ospitava una banda di predoni che saccheggiavano i pellegrini in transito nella zona.

Questa torre pare venne distrutta dai franchi di Carlo Magno durante la sua missione per affrontare le armate longobarde di Desiderio nel 773 d.C.
Le prime notizie certe della fortezza risalgono al XII secolo, quando era custodita dai Bermond di Briancon, i conti d’Albon e poi dai signori di Vion, la famiglia che in seguito prese il nome di principi Delfini.

Nel 1339 fu descritta per la prima volta come un raro esempio di castello di strada. La sua pianta quadrangolare con due torri, stanze, magazzini, stalle e ricetti merlati erano pronti ad ospitare i contadini in caso di assedio.

Immagina la storia che questo luogo ha visto passare: dalle popolazioni celtiche, che qui vivevano di allevamento e agricoltura, ai romani, ai predoni che infestavano la zona, alle battaglie tra franchi e longobardi.

La storia della Fortezza di Exilles è piena di avvenimenti epici e di conflitti, che hanno visto protagonisti i Delfini, signori della valle della Dora fino a Chiomonte, e i conti di Savoia, che occupavano la Comba di Susa.
Gli Albon, custodi della fortezza, avevano costruito un castello imponente con torri circolari e muraglie concentriche, che fungeva da rifugio per gli abitanti del circondario in caso di attacco.

Ma la Fortezza di Exilles non era solo un castello, era una piazza fortificata che comprendeva al suo interno il villaggio stesso, indicato nelle mappe dell’epoca come Castrum Exillarum.

Nel corso degli anni, furono realizzate altre opere difensive, trasformando il castello in una vera e propria roccaforte.

Dal 1214, la fortezza divenne un punto di appoggio per la barriera doganale che esigeva il pedaggio sulle merci in transito da e per il Monginevro, diventando un luogo strategico per il commercio tra l’Italia e la Francia.

Dopo essere passata sotto il Regno di Francia nel 1349, la fortezza di Exilles fu al centro di lunghe dispute tra le opposte fazioni cattoliche e riformate che ambivano al controllo del Delfinato al di qua delle Alpi durante il XVI secolo.

Nel 1593, l’occupazione del castello da parte delle milizie del capitano Francoise de Bonne, duca di Lesdiguieres, scatenò l’ira del Duca Carlo Emanuele I di Savoia che lo attaccò ripetutamente fino a ridurlo in macerie.

Nonostante le conseguenze devastanti dell’assedio, il forte di Exilles non si arrese e venne affidato a Gabrio Busca per la sua ricostruzione. Lesdiguieres lasciò la fortezza il 23 maggio.

Ma una delle pagine più memorabili della storia del castello risale al 1594, quando il comandante Lesdiguières tentò di riconquistare la fortezza. Il primo attacco, organizzato ad agosto del 1593, venne sventato grazie alla scoperta di un complotto ordito da un ufficiale corrotto. Ma Lesdiguières non si diede per vinto e mise in campo un secondo tentativo nel capodanno del 1594.

L’attacco fu una vera e propria sorpresa, poiché era raro attaccare una fortezza in pieno inverno. Lesdiguières trovò il castello occupato da un presidio ridotto e iniziò così l’assedio. Ma il duca Carlo Emanuele I di Savoia non assisté inerme alla scena e inviò in supporto 3000 fanti e 500 cavalieri per difendere la fortezza.
Carlo Emanuele cercò di dividere l’armata di Lesdiguières in tre colonne per attaccare il nemico alle spalle. Il piano, però, non funzionò a causa della difficoltà ad avanzare sui versanti per la fitta neve, si rese necessario un attacco frontale.

Fu una lunga e cruenta battaglia, ma alla fine Carlo Emanuele si trovò costretto a rifugiarsi a Chiomonte, sperò fino all’ultimo che il Gazzino, allora governatore della fortezza, uscì con delle truppe in loro supporto, ma questo non accadde mai.

Nonostante la parziale vittoria iniziale, le truppe francesi iniziano a sentirsi scoraggiate, sapevano di non poter più resistere: i viveri scarseggiano, il freddo e la stanchezza presero il sopravvento e furono sul punto di annullare l’impresa e ritirarsi.

Ma poi successe qualcosa di veramente inaspettato: Gazzino, offrì la resa a Lesdiguieres, interpretando la ritirata delle truppe di Carlo Emanuele I come una ritirata definitiva.

Dopo il Trattato di Lione del 1601, la fortezza venne completamente rinforzata e ristrutturata.

Nel corso del XVII secolo, Exilles diventò una prigione di Stato e ospitò tra le sue segrete anche la Maschera di Ferro, un misterioso personaggio che rimase recluso qui per sette anni.

Solo nel 1708, Vittorio Amedeo II di Savoia riuscì a riconquistare definitivamente la fortezza che ripassò quindi sotto ai Savoia.

La storia di Exilles è una storia di guerra, di potere, di vittorie e sconfitte, di intrighi e di misteri. È un luogo che ha attraversato i secoli e che continua a raccontare la sua storia, lasciando un segno indelebile nella storia italiana e francese.

Fu proprio grazie alla conquista di queste valli, sancita dal Trattato di Utrecht che i Savoia acquisirono una nuova e potente posizione strategica. In questo contesto, la rocca fortificata di Exilles assumeva un’importanza ancora maggiore, diventando un punto di riferimento essenziale per la difesa del territorio sabaudo.

Ecco perché furono avviati imponenti lavori di ristrutturazione e ammodernamento, volti a migliorare la sua capacità difensiva. Tra le modifiche più significative, il ribaltamento del fronte difensivo verso la Francia.

Questi territori, da sempre contesi, sono sede di una delle più famose battaglie che hanno segnato la nostra storia e di cui oggi si ripropone anche la rievocazione storica: La Battaglia dell’Assietta combattuta il 19 luglio 1747 sulla cresta tra la Val Chisone e la Val di Susa, un significativo episodio della guerra di successione austriaca.

Proprio sul colle Assietta lungo lo spartiacque tra la Val di Susa e la Val Chisone si combatté una violenta battaglia. Era il 19 Luglio del 1747 quando le truppe spagnole e francesi decisero di attaccare Carlo Emanuele III per conquistare Genova.

Un primo attacco venne fatto dalla Costa Azzurra ma non andò a buon fine. La Francia allora decise che per conquistare Genova era necessario passare attraverso le valli piemontesi di Susa e di Chisone, le quali però erano state fortificate preventivamente da Carlo Emanuele III con i forti di Exilles e di Fenestrelle (la grande muraglia piemontese) che bloccano le vie di passaggio.

Rimaneva ai francesi un’unica via che non era ancora stata fortificata o almeno così sarebbe dovuto essere, il Colle dell’Assietta sullo spartiacque tra le due valli.

Per cercare di contenere l’avanzata, Carlo Emanuele III, fece costruire in meno di un mese una fortificazione che spaziava dal Colle dell’Assietta ( 2566 m) e il Gran Serin (2640m) di cui oggi non rimane pressoché traccia.

La battaglia tra i due eserciti iniziò il pomeriggio del 19 luglio e ben presto il Conte di Bricherasio, generale delle truppe piemontesi di stanza sull’Assietta, si rese conto che la situazione stava diventando difficile anche per l’inferiorità numerica: 13 battaglioni contro i 32 dell’armata transalpina e diede così l’ordine ai soldati che si trovavano sull’Assietta di ritirarsi sul Grand Serin e trovare riparo.

Le truppe, capitanate dal Conte di San Sebastiano non vollero ritirarsi e rimasero ai loro posti. Si racconta che il Conte di San Sebastiano rispose alla richiesta di ritirata con le parole “Nojàutri bogioma nen” (noi da qui non ci muoviamo).

La battaglia si concluse nella notte con una vittoria delle truppe piemontesi sui francesi nonostante un’importante differenza numerica che vedeva in netta inferiorità gli uomini di Carlo Emanuele III.

Da quel momento in poi i soldati piemontesi furono soprannominati “bogianen”.

La fortezza di Exilles non è sopravvissuta a lungo. Con l’armistizio di Cherasco firmato il 28 aprile 1796, Napoleone Bonaparte costrinse Vittorio Amedeo III di Savoia a pesanti concessioni, ratificate con la Pace di Parigi (15 maggio), tra le quali assegnare alla Francia la Savoia e Nizza. Questa pace pose fine alla fortezza di Exilles, della vicina fortezza della Brunetta e dell’Assietta, che vennero  completamente demolite con le mine per mano dei sabaudi stessi.

Ma la storia di Exilles non finisce qui. Nel primo decennio dell’800, il governo sabaudo, tornato in possesso dei suoi territori, decise di ricostruire integralmente il Forte di Exilles.

Il compito di progettare e realizzare la nuova opera fu affidato al colonnello del Genio Giovanni Antonio Rana che iniziò i lavori nel 1818. Durante questi lavori, furono anche realizzati i sotterranei sotto al piazzale del Cavaliere e ripristinate le due tenaglie del fronte orientali, mantenendo una ricostruzione quasi fedele al preesistente forte.

Questo era un momento importante per l’Italia, poiché la nuova strada carrozzabile che valicava il Colle del Monginevro, voluta da Napoleone stesso, attraversava la Valle della Dora e il forte di Exilles sarebbe diventato l’unica opera di difesa lungo questa valle.

A cavallo tra fine Ottocento e Novecento il paese di Exilles celebra un evento molto particolare, diventato uno dei borghi più popolati della valle con circa 3000 abitanti di cui 1000 militari che vivono nel Forte Exilles venne elevata al rango di “Città” attraverso il Regio Decreto di Umberto I, rievocazione che si celebra ancora oggi riproponendo la giornata di festa con i costumi di un tempo e la riapertura delle botteghe del paese, davvero un evento imperdibile.

​Fioriscono attività, ricchezza grazie alle attività correlate al Forte: calzolai, sarti, camiciaie, barbieri, lavandaie, una decina di esercizi pubblici, tra osterie, alberghi e taverne, ma Exilles non è solo una città di attività e commercio, qui ci sono donne forti e rivoluzionarie, che hanno infranto gli schemi tradizionali e anticipato il nuovo ruolo della donna nel ‘900.

Un’abile donna come Felicita, che dirigeva l’antico Albergo della Posta in cui si diceva avesse dormito Cavour. E poi c’è l’avventuriera Ernestina Prola Macchia, originaria di Exilles, la prima donna in Italia a conseguire la patente di guida.

Nel 1889 il forte divenne sede del Battaglione di Alpini Exilles. Alla fine del XIX secolo l’ingresso dell’Italia nella Triplice Alleanza rende necessario un nuovo potenziamento delle difese contro la Francia: arrivano i cannoni a retrocarica, che vengono però trasportati sul fronte orientale con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1915.

Il comune mantenne il suo splendore fino alla seconda guerra mondiale. Successivamente il forte venne disarmato e abbandonato definitivamente l’8 settembre 1943, lasciando che venisse saccheggiato e depredato.

Il paese di Exilles subì un forte esodo e le attività chiusero una dietro l’altra. Oggi il comune ospita solo poche centinaia di residenti.

Nel 1978, la Regione Piemonte acquisì il Forte di Exilles dal Demanio Militare con l’obiettivo di preservarne l’importanza e di portarlo nuovamente alla vita e non solo: il 30 ottobre 2019, la proprietà del Forte è stata definitivamente trasferita alla Regione Piemonte, che ha rafforzato il suo impegno a preservare la sua importanza storica e culturale per le future generazioni.

Un ringraziamento speciale va anche alle associazioni che si occupano di gestire le attività all’interno del forte: l’Associazione Amici del Forte di Exilles che si occupa di svolgere le visite guidate e allestire le mostre museali al suo interno e Borgate dal Vivo che porta eventi teatrali e musicali all’interno del forte nella stagione estiva portando ospiti delle serata grandi nomi.

La vita dei soldati al forte di Exilles a cavallo tra l’800 e il 900

Passeggiando tra le mura di un forte antico viene spontaneo chiedersi come trascorreva la vita dei soldati che lo abitavano.

Al primo piano, le stanze erano spaziose ma destinate ad ospitare molti soldati per ciascuna camerata. É da notare che il forte a pieno regime conteneva 1000 soldati e non c’erano di certo 1000 stanze e neanche 100, bisognava quindi arrangiarsi come si poteva.

L’arredamento era spartano, con letti composti da cavalletti di ferro e tavole di legno, su cui venivano sistemati paglia, lenzuola e coperte. Le camerate erano sprovviste di stufe e quindi molto umide e fredde e il bagno era solo uno per piano.

Diverse erano invece le sistemazioni degli ufficiali che dormivano in stanze singole più confortevoli e dotate di stufa.

Al piano terra si trovava la cucina, dove si preparavano i pasti, tra cui pasta, riso, minestre di pasta e fagioli, pastasciutta e spezzatino di carne e patate. Ma era il pane a costituire la componente principale dell’alimentazione del soldato.

La panetteria del forte si trovava nei sotterranei del Cavaliere, dove i fornai sfornavano grandi quantità di pane ogni giorno.

Una volta preparato il rancio veniva segnalato al suono della tromba e i soldati, in fila indiana, si affrettavano per farsi riempire la gavetta. Se il tempo lo permetteva il pasto veniva consumato in cortile altrimenti ciascuno nella propria camerata.

Buona parte della giornata era dedicata all’addestramento, ai turni di guardia e sorveglianza sia al forte stesso che presso i forti dislocati sul colle dell’Assietta dove i soldati erano soliti stare da un paio di giorni fino ad una settimana fino al cambio di guardia. Talvolta si partecipava ad esercitazioni di tiro dal forte verso le zone boschive e d’alpeggio non abitate.

Non mancavano poi gli ufficiali che si occupavano di segreteria e contabilità e chi era invece impiegato nelle comunicazioni.

La visita guidata al forte di Exilles

Il forte è a libero accesso: si può accedere al cortile, all’area museale e al primo piano dove si trovano le camerate ma la zona alta (tetto e sottotetto), il terrazzo come anche la zona delle prigioni e dei magazzini è visitabile solo con la visita guidata.

Ti consigliamo senza dubbio di organizzare la tua visita al Forte prendendo parte al percorso guidato, non solo perché scoprirai le parti più nascoste del forte ma anche perché sarai in grado di immedesimarti nella sua ricca storia camminando tra stanze e corridoi che un tempo brulicavano di soldati e galeotti e soprattutto la tua guida saprà raccontarti storie, aneddoti e leggende di paese che hanno dell’incredibile.

La biglietteria è situata all’interno del Cortile del Cavaliere, vicino c’è anche un bar.

Tariffe ed orari per la visita guidata

L’Associazione Amici del Forte di Exilles propone:

  • 3 visite giornaliere: Le visite guidate partiranno alle 11:00 | 14:30 | 16:00
    8€/persona | Gruppi superiori a 20 persone 6€/persona
    Le visite sono gratuite sotto i 10 anni
  • Visite notturne 

    11 AGOSTO 🔸15 AGOSTO 🔸 24 AGOSTO 🔸 31 AGOSTO 🔸 7 SETTEMBRE

    Prenotazioni obbligatorie al n.  327 5369713

Info prenotazioni e orari:
Tel: +39 327 6262304
Mail : assfortexilles@gmail.com

Il Forte è accessibile anche con carrozzina. 
Per informazioni sulle modalità di accesso contattare:

Tel: +39 327 6262304
Mail : assfortexilles@gmail.com

All’interno del Forte, accanto alla biglietteria nel Cortile del Cavaliere è presente un Bar.

Il parcheggio gratuito è posto proprio alla base del Forte nei pressi dell’ingresso.

Il Forte è accessibile con i cani al guinzaglio.

Cosa vedere all’interno del Forte di Exilles

Dal parcheggio si può accedere al Forte attraverso la rampa che porta all’ingresso della fortezza oppure si può prendere l’ascensore vetrato che ti porterà direttamente a pochi passi dal Cortile del Cavaliere.

Facendo il percorso a piedi si attraverseranno le due tenaglie (un passaggio a serpentina obbligato) utile in caso di attacco, passando poi di fronte al locale del Grande Pozzo, una delle poche strutture sopravvissute alla demolizione dell’antica fortezza. Era da qui che veniva ricavata e si garantiva l’acqua fresca per la sussistenza di uomini e animali.

Il cortile del Cavaliere

Proseguendo si arriva all’ultimo ponte (una volte levatoio) attraverso il quale si accede al Cortile del Cavaliere, un enorme cortile dove si affacciano direttamente tutti i locali del pianterreno dove si trovavano i magazzini di artiglieria i depositi dei viveri e altri ambienti logistici e i primi piani dove vi erano gli alloggi dei comandanti e delle truppe.

Questo era il luogo dove ci si incontrava e dove venivano radunati i soldati e anche il luogo dove in caso di bel tempo venivano posti i tavoloni di legno per la consumazione del pasto.

  • Oggi quest’area del forte è utilizzata per ospitare gli spettacoli teatrali e i concerti organizzati da Borgate dal Vivo.

Le camere dei soldati

Al primo piano si percorre tutto il porticato attraverso le stanze e le camerate delle truppe e dei comandanti.

Le camere sono purtroppo prive di arredamento in quanto il forte dopo il suo abbandono è stato completamente svuotato. Non perdono tuttavia il loro fascino che è possibile colmare maggiormente con i racconti della guida che ti accompagnerà durante la visita guidata.

Forte di Exilles - Cosa Vedere in Val di Susa (84)

Il tetto e la colombaia

Si prosegue salendo nel sottotetto. Le coperture degli edifici, costruite con lastre di serpentino verde di Oulx, sono state assemblate in modo tale da poter essere rimosse rapidamente, smontando completamente il tetto e scoprendo gli ampi terrazzi protetti da una consistente mole di terreno setacciato. Questa venne fatta per resistere all’eventuale impatto delle bombe nemiche che potevano danneggiare gravemente la struttura.

Nel sottotetto del bastione si trova anche la Colombaia militare, installata nel lontano 1878 per garantire le comunicazioni con gli altri forti. Qui, un sottufficiale chiamato “Guarda Colombaia” curava i numerosi piccioni viaggiatori, addestrandoli per garantire che ogni esemplare fosse in grado di andare alla sede di destinazione e ritornare in quella originaria.

Ben presto questo sistema venne ottimizzato da un telegrafo ottico che poteva essere utilizzato giorno e notte per trasmettere messaggi luminosi in codice morse agli altri forti come la Batteria Pampalù posta sul Rocciamelone che faceva da ponte per la trasmissione al Forte del Varisello al Moncenisio ma anche al Forte di Fenestrelle attraverso una stazione posta sullo spartiacque tra la Val di Susa e la Val Chisone.

L’evoluzione degli anni successivi fu il telegrafo e il telefono che sostituirono definitivamente i piccioni viaggiatori ed il telegrafo ottico.

Si esce poi sul terrazzo con una vista panoramica su tutta l’Alta valle e l’abitato di Exilles.

Tornando al Cortile del Cavaliere in fondo a destra (tenendo l’ingresso alle spalle) si può accedere all’area museale oppure scendere nelle Prigioni che si trovano appena svoltato a sinistra.

Forte di Exilles - Cosa Vedere in Val di Susa-94

Le Prigioni

Nel giugno del 1830, una parte della fortezza venne trasformata in una galera, in cui venivano rinchiusi i detenuti più pericolosi, gli altri, i galeotti erano impiegati nei lavori forzati e costretti a svolgere il lavoro più pesante e rischioso, come il trasporto delle cariche delle artiglierie in caso di assedio.

La vita all’interno della prigione era un vero e proprio inferno. I detenuti erano costantemente sotto controllo, costretti a portare una corta catena alla gambetta, stretta alle caviglie.

Il loro abbigliamento era ridotto al minimo, con una giacchetta di tela, pantaloni abbottonati e un berretto, il tutto di colore giallo scuro. Le punizioni consistevano in bastonate sulle natiche, fino a raggiungere anche i 200 colpi per furti o gravi mancanze.

La razione giornaliera era anch’essa miserevole, con un pezzo di pane e una povera minestra di fagioli. Solo in occasione delle feste religiose i detenuti ricevevano un insignificante porzione di carne.

Nonostante tutto, alcuni galeotti potevano godere di un trattamento meno duro, grazie alla loro buona condotta. Erano impiegati nei lavori di manutenzione e ricevevano una modesta diaria di 18 centesimi al giorno. Anche loro però erano costretti a lavorare, ad eccezione dei giorni festivi, in cui potevano assistere alla messa nella cappella del beato Amedeo isolati in un camerone adiacente alla navata della Cappella, erano separati da una spessa grata in ferro.

La prigione di Exilles venne definitivamente dismessa nel 1842, ma il forte continuò ad ospitare militari condannati agli arresti fino ai primi anni del 1900.

Questi prigionieri, seppur condannati, ricevevano un trattamento molto più umano rispetto ai galeotti comuni. Si trattava infatti di giovani ufficiali, costretti a scontare da uno a tre mesi di arresti in fortezza.

Attraverso una ripida e lunga scala detta la Scala del Paradiso si scende 30 metri sotto terra fino alle celle di rigore dove veniva rinchiuso il galeotto se considerato pericoloso. In questa zona vi erano anche i locali dove veniva stipato il cibo per sfruttare le temperature più basse di questa zona del forte che veniva usato come frigorifero.

La visita guidata passa attraverso uno dei fossati, dove potrai ammirare la struttura arrotondata degli angoli del forte che ricordano la prua di una nave. La forma serve a far scivolare i colpi di cannone nemici e a prevenire cedimenti strutturali pericolosi.

Subito dopo si giunge alle porte di sicurezza, utilizzate per evacuare il forte in caso di assedio e per far entrare muli e cavalli senza farli scivolare sul ciottolato.

Qui vicino infatti sono presenti anche le stalle e l’alloggio del guardiano degli animali.

Da qui, una rampa conduce nuovamente al Cortile del Cavaliere, dove termina la visita guidata.

Consiglio Panoramico: ammira il Forte dall'alto

Vuoi sperimentare un'esperienza unica che ti farà apprezzare la magnificenza della fortezza di Exilles? Allora segui il nostro consiglio: prima di accedere alla fortezza, goditi una visione d'insieme dell'intera struttura! Sali lungo la strada che sale da Exilles a Cels. Questa posizione offre una vista mozzafiato sul settore orientale della fortezza, dove potrai apprezzare a pieno la potenza e l'efficienza di questa maestosa costruzione dall’alto.

Storie e leggende del Forte di Exilles: la Maschera di Ferro

Le storie misteriose e avvincenti nate all’ombra delle imponenti mura della fortezza sono molteplici e appassionanti, con protagonisti spie, guerrieri, parroci e prigionieri.

Ma la più intrigante è sicuramente quella del prigioniero più misterioso di tutti: la Maschera di Ferro.

La maschera di Ferro è stata detenuta qui dal 1681 al 1687.

La sua vera identità rimane tuttora sconosciuta, dando vita a innumerevoli teorie e congetture. Chi si nascondeva dietro quella maschera di ferro e velluto con cinghie in cuoio, che gli venne imposta fino alla morte per evitare che qualcuno potesse identificarlo? Gli storici hanno dibattuto a lungo la questione, ma la risposta rimane ancora avvolta dal mistero.

Alcuni sostengono che si trattasse di uno scomodo figlio del re di Francia o del sovrintendente alle finanze Nicolas Fouquet..

L’occultamento del prigioniero, ma non la sua uccisione, lascia spazio all’immaginazione e fa pensare che si tratti di una figura importante comunque cara a chi l’ha fatto incarcerare, il ministro Luigi XIV e François de Louvois (il segretario di stato).

Per ospitare il prigioniero con la massima certezza che non avrebbe mai potuto tentare la fuga, erano stati effettuati lavori straordinari alla Torre Grosse prima del suo arrivo dal carcere di Pinerolo dove venne allestita una cella speciale al primo piano, rinforzata da spesse mura e non comunicante con alcuno all’infuori dei suoi effettivi carcerieri.

Il prigioniero era circondato da una sorveglianza rigidissima, non gli fu mai consentito di vedere qualcuno senza maschera. Nonostante ciò, per il suo mantenimento si spendevano giornalmente 30 soldi, corrispondenti a uno scudo, moltissimi soldi per l’epoca. Il trattamento di rilievo che gli era riservato rispetto agli altri detenuti delle carceri ne alimenta il mistero.

Nel 1687, la Maschera di Ferro venne trasferita nell’isola di Saint Marguerite nel Golfo del Leone e di qui alla Bastiglia di Parigi, dove morì nel 1703 e fu sepolta nel cimitero della parrocchia di Saint Paul.

Ma il suo enigma rimane ancora irrisolto e affascinante, lasciando spazio alle fantasie e alle congetture di chi ama la storia e i suoi misteri.

Il Terzo Paradiso di Pistoletto

Se ti è già capitato in passato di passare da Exilles o di vedere qualche foto del forte probabilmente avrai notato un simbolo quasi extraterrestre dell’infinito sul pendio che affaccia al paese di Exilles, quasi un cerchio nel grano.

Oggi ti vogliamo svelare la sua origine.
Si tratta di un simbolo di pace e responsabilità ed è opera dell’artista italiano Michelangelo Pistoletto, opera d’arte che riflette la sua visione del mondo.

Conosciuta in tutto il mondo come “Terzo Paradiso”, Pistoletto ha creato un simbolo matematico dell’infinito, con un terzo cerchio centrale, che rappresenta l’equilibrio necessario tra la natura e l’uomo. Questo simbolo sempre visibile esplode di vita e di colore a luglio quando le 11 mila piante di lavanda montana sono in fiore.

La lavanda di montagna fino ai primi del 900 era parte integrante della microeconomia della valle, qui i campi erano un tripudio di lavanda che veniva raccolta e portata nella distilleria di Salbertrand per la lavorazione.

Il Comune di Exilles ha conferito a Pistoletto la cittadinanza onoraria e una chiave che apre tutti gli orti del paese, simbolo tangibile di un’amicizia che va oltre i confini geografici.

Questo è un invito a condividere, a prendersi cura della terra e a rendere omaggio alla sua bellezza senza tempo.

Consiglio: SCOPRI IL PAESINO DI EXILLES

Il paesino di Exilles sorge proprio di fronte al Forte. Le sue viuzze ricche di storia sono decorate con le insegne delle vecchie locande dell'800 che in men che non si dica ti trasporteranno indietro nel tempo.

Dove fermarsi a mangiare

  •   Café Il Forte: Nell’abitato di Exilles troverai la bottega di una volta: formaggi, salumi, dolci della tradizione della valle. Qui oltre al bar troverai formaggi e salumi della valle e optare per un buonissimo panino fatto al momento con prodotti davvero local, lasciati consigliare dal proprietario. 
  • La Quadriglia
  • La Corte dei mangioni
  • Agriturismo An Seaux

Approvato da Visit Val di Susa

Quando trovi questo simbolo vuol dire che il locale è stato provato e approvato da Visit Val di Susa. Se hai un'attività che vuoi farci provare scrivici a:  visitvaldisusa@gmail.com

Fonti:
– Exilles tra Mito e Leggenda di Luigino Bernard
– Il Forte di Exilles di Mauro Minola

BORGATE DAL VIVO

Borgate dal Vivo, nato come festival letterario itinerante, in 8 anni di vita ha percorso molti chilometri e realizzato molteplici attività. Eventi di spettacolo dal vivo, formazione, comunicazione sul e per il territorio e un importante lavoro di messa in rete di soggetti differenti.
Per questo oggi Borgate dal Vivo è molto di più.
Più di un festival estivo. Borgate dal Vivo è un marchio, un progetto che racchiude al suo interno più azioni, pensate per un unico scopo: la riqualificazione e l’innovazione sociale e culturale di zone periferiche.

Scopri i prossimi eventi al Forte di Exilles
by Borgate dal Vivo 😎

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