Sopra la cittadina di Oulx, antiche borgate dimenticate vegliano la valle dall’alto come immobili antenati testimoni di una storia di vita passata fatta di agricoltura, mani sporche di terra e pastorizia. Il giro delle Borgate è un sentiero ad anello che attraversa Pierremenaud, Vazon, dove è presente il rifugio montano la Chardouse, Lozet, Autagnas, Millaures, Desertes, Balbiere, e Soubras: oggi praticamente prive di abitanti ma in un tempo non molto lontano, fino a prima della seconda guerra, erano densamente popolate al punto che Desertes, ad esempio, era un comune autonomo.
Sulle case sono esposti oggetti di uso domestico rappresentanti di una vita passata e le fontane, nonostante gli anni passino, continuano a sgorgare acqua come se nulla fosse cambiato. Nei boschi e sui pendii la protagonista è la Carlina o Chardouse, da cui prende il nome il rifugio del Vazon, insieme alla rosa canina e alle piante di ginepro, in periodo autunnale invece potrai salire qui per sentire il famoso bramito del cervo. Questi sentieri, godono di un’ottima esposizione al sole ed è un piacere attraversarli in qualsiasi stagione, inoltre ti trovi a due passi da alcune delle vette più belle della zona, scopri di più sulla Valle Stretta e le sue escursioni.
Mappa
Descrizione itinerario
- Lunghezza: 14 km (anello completo)
- Difficoltà: E (media)
- Tempo di percorrenza: 4:30h
- Dislivello positivo: 500 - 650m
- Altitudine massima: 1780 maxm
Lasciata l’auto a Borgata Piermennaud si prende subito quota verso il Vazon, seguendo le indicazioni del “Giro delle borgate” in direzione Lauzet. Da qui il sentiero si può già interpretare a modo proprio: c’è la mulattiera che sale morbida e regolare, oppure qualche taglio sui tornanti per chi ha voglia di stringere un po’ i tempi (ma si perde qualcosa in bellezza, inutile negarlo).
Superati un paio di tornanti si arriva al bivio per la Chiesetta del Cotolivier. Qui volendo hai una deviazione dal classico giro delle borgate del Cotolivier di circa un’ora che porta alla cappella e a un bel punto panoramico sulla valle, oppure si continua dritti verso Lauzet. Noi, a seconda del passo che si ha e del tempo a disposizione, la deviazione la consigliamo sempre.
Arrivati alla borgata Lauzet, la meridiana sulla baita segna chiaramente il punto più alto del giro: circa 1780 metri. Da qui il sentiero cambia faccia e inizia a scendere deciso verso Desertes, seguendo le indicazioni del 601. È un tratto inizialmente ripido, poi più scorrevole, fino alle baite in ristrutturazione dove si tiene la destra e si raggiunge un bivio ben evidente.
Da qui si può accorciare puntando verso Autagnas e Soubras, oppure continuare verso Desertes per fare l’anello completo. In ogni caso, se si ha qualche minuto in più, la deviazione ad Autagnas vale la pena: la piccola chiesetta affacciata sulla Valle della Ripa è uno di quei posti semplici ma genuini che amiamo della nostra valle.
Chi invece segue per Desertes entra in una parte del percorso che ti porta indietro nel passato in una dimensione silenziosa, quasi sospesa nel tempo. Si passa il bivio per le Grange Millaures e i ruderi della caserma di Pian Le Selle, poi si scende fino alla Chiesa di Sant’Antonio e si entra nella borgata di Desertes vera e propria.
Qui il sentiero attraversa il paese per lo più abbandonato, tra la chiesa e il campanile di Santa Maria Maddalena. Usciti dall’abitato si attraversa il Rio Goussieras e si continua verso Balbière, scegliendo tra il sentiero principale o la vecchia traccia chiamata “Sentiero dei Morti”, un passaggio antico usato per accompagnare i defunti fino al cimitero di Desertes.
Arrivati ai ruderi di Balbière si può fare una breve deviazione alla chiesetta di San Firmino e San Saturnino, dove si trova anche il Rifugio Balbière. Poi si riparte in salita: un tratto ripido, acciottolato, molto esposto al sole, che porta di nuovo verso il bivio per la borgata Autagnas.
Da lì si prodegue fino a Soubras, una delle borgate meglio conservate e ancora “leggibile” nella sua struttura. La fontana ottagonale “ël Bachà”, il lavatoio, la Vicheria, il forno comunitario e la vecchia scuola raccontano ancora bene come si viveva qui una volta, senza bisogno di grandi spiegazioni.
Superato Soubras si risale verso il Vazon, dove si incontra anche il rifugio La Chardouse. Qui il paesaggio si apre, i prati diventano ampi e la sensazione è quella di rientrare gradualmente verso un mondo più abitato. La fontana del 1857 e la chiesa della Madonna delle Nevi del 1710 sono gli ultimi segni storici prima della discesa finale.
Da qui si rientra su strada sterrata fino a Piermennaud, chiudendo l’anello. Poco prima dell’arrivo si incontrano ancora una piccola fontana del 1835 e la chiesetta di Sant’Antonio da Padova del 1711: dettagli semplici, ma perfetti per chiudere il giro con calma.
Le borgate attraversate
Il percorso mette in fila una serie di borgate alpine che oggi vivono una seconda vita, o meglio una vita molto più silenziosa rispetto al passato: Piermennaud, Vazon, Lauzet, Autagnas, Millaures, Desertes, Balbière e Soubras. Alcune sono quasi completamente disabitate, altre conservano ancora qualche segno di presenza, ma tutte raccontano lo stesso pezzo di montagna “di una volta”. Desertes, in particolare, era addirittura un comune autonomo.
Il terreno
Il giro è vario e non annoia mai. Si passa da mulattiere comode a sentieri più stretti e acciottolati, con qualche tratto che richiede attenzione in discesa, soprattutto tra Lauzet e Desertes, dove il fondo diventa più instabile, e nella risalita verso Soubras.
È un percorso spesso molto esposto al sole, con poche zone d’ombra, ideale quindi in primavera e primo autunno. Non è difficile in senso tecnico, ma è continuo: salite e discese si susseguono senza troppi momenti “piatti”, quindi è meglio affrontarlo con un minimo di allenamento e scarpe adatte.
Varianti
Il bello di questo giro è che si può adattare facilmente. Si può accorciare evitando Desertes e Balbière e scendere direttamente da Lauzet verso Autagnas e Soubras, oppure fare l’anello completo come descritto. In alternativa si può partire anche da Vazon o Amazas, a seconda di dove si vuole impostare l’escursione.
Periodo e difficoltà
È un itinerario di difficoltà media, più per continuità che per passaggi tecnici. Le stagioni migliori sono primavera e autunno, quando i colori e le temperature lo rendono davvero piacevole. In inverno si può fare con le ciaspole, ma solo con condizioni di neve sicure.
Note finali
Le fontane lungo il percorso non mancano (Lauzet, Desertes, Soubras), cosa utile soprattutto nelle giornate calde. La segnaletica è buona nel complesso, anche se qualche bivio richiede sempre un minimo di attenzione in più.
Più che un semplice anello escursionistico, questo è uno di quei giri in cui il bello non è solo “arrivare”, ma attraversare. Borgate, sentieri e silenzi si incastrano tra loro e, alla fine, ti porti via soprattutto quello.






