Trekking sul sentiero dei Franchi

Un’avventura di 70 km sulle montagne della Val di Susa. Il percorso del Sentiero dei Franchi prevede tre giorni di trekking, attraverso parchi naturali, antiche borgate e una natura rimasta ancora incontaminata.

Dati dell'escursione

Indice dell'Articolo

Il Sentiero dei Franchi è uno dei trekking lunghi più emozionanti della Val di Susa, insieme al Giro dell’Orsiera e adiversi altri trekking in più giorni, inizia a Oulx e finisce alla Sacra di San Michele; ripercorre i passi di Carlo Magno e del suo esercito, che nel 773 attraversò queste montagne per aggirare le truppe nemiche dei Longobardi, accampate a Chiusa San Michele.

Partiamo da una premessa : quando qualcuno ci chiede qual è il trekking più bello della Val di Susa, la risposta non è mai una sola. La valle è lunga, varia, piena di percorsi che meritano di essere consigliati. Ma se ci chiedono qual è quello che racconta di più la storia di questi luoghi, quello che ti lascia qualcosa oltre alla fatica nelle gambe, allora la risposta è: il Sentiero dei Franchi.

70 Kilometri, 4 giorni e più iù di 4000 metri di dislivello positivo. Boschi di abeti che sembrano infiniti, borgate silenziose, alvune ormai dimenticate, dove il tempo sembra scorrere diversamente, rifugi gestiti da persone che hanno scelto la montagna per amore, e un filo storico che corre sotto ogni passo che fai: la memoria dell’esercito di Carlo Magno che nel 773 attraversò queste montagne per cambiare la storia d’Europa. Giusto una cosuccia da poco.

Sembra esagerato? Non lo è. Anzi, il punto è esattamente questo: molti arrivano aspettandosi qualcosa di eclatante e turistico, e trovano qualcosa di molto più interessante. Trovano un territorio che senza fuochi d’artificio conserva strati di storia, un paesaggio che non ha bisogno di spot pubblicitari e un cammino che richiede rispetto e ascolto prima ancora che entusiasmo.

In questa guida ti raccontiamo tutto: la storia di questo sentiero, con le sue incertezze e le sue leggende, i parchi naturali che attraversa, le tappe una per una con le indicazioni pratiche che ci saremmo aspettate di trovare quando lo abbiamo percorso per la prima volta, e qualche consiglio da locali che questa valle la percorrono in tutte le stagioni.

Che cos’è davvero il Sentiero dei Franchi

Il Sentiero dei Franchi è un itinerario escursionistico di lunga percorrenza in Val di Susa, nato nel 1980 come percorso storico-naturalistico. Collega Oulx alla Sacra di San Michele seguendo i versanti della destra orografica della valle, toccando boschi, borgate, certose, parchi naturali e siti di memoria medievale.

L’idea di base è ripercorrere il cammino che Carlo Magno e il suo esercito avrebbero seguito nel 773 per aggirare le difese longobarde nella bassa valle. Quella parola, avrebbero, non è un refuso. È esattamente il grado di certezza che la storia ci consente: non esiste infatti una prova archeologica metro per metro del passaggio che l’esercito franco fece. 

Dati escursionistici

Lunghezza totale: 70 km
Tappe: 4
Dislivello positivo complessivo: 4070 m
Quota massima: 1920 m
Difficoltà: E (escursionistica)
Segnaletica: bianco-rossa, sigla S.F.

La Val di Susa: non è solo la nostra valle, è un corridoio geografico e storico, uno degli assi di attraversamento più antichi d’Europa. Verso ovest si aprono il Monginevro e il Moncenisio, due dei valichi alpini storicamente più frequentati per passare in Francia e per entrare in Italia dal lato transalpino. 

Verso est la valle scende progressivamente verso la pianura torinese. Chi controllava questa valle controllava uno degli accessi principali all’Italia nord-occidentale, in qualsiasi epoca della storia.

Ci passarono i Romani, che costruirono strade, torri e infrastrutture. Ci passarono i pellegrini della Via Francigena, la grande arteria medievale verso Roma. Ci passarono mercanti, funzionari, eserciti. E lungo questi flussi continui nacquero abbazie, ospizi, chiese, certose, luoghi di pedaggio, borghi difensivi. Il paesaggio che attraversi oggi sul Sentiero dei Franchi è il risultato secolare di tutto questo: ogni torre, ogni cappella, ogni strettoia ha una ragione pratica nel tempo.

Noi siamo cresciute qui. Ancora adesso, quando attraversiamo certi sentieri, ci riesce difficile non pensare a quanto movimento ci sia stato in questa valle. Famiglie, eserciti, animali da soma, pellegrini con i sandali e le vesciche ai piedi. La valle non è mai stata ferma. Ed è per questo che nel 773, quando si trattò di decidere dove bloccare l’avanzata franca, la risposta dei Longobardi fu: qui, in questa valle, nel sui punto più stretto.

Chi erano i Franchi e chi erano i Longobardi

Ma facciamo un passo indietro, e vediamo chi furono i protagonisti di questa storia che ha dato vita appunto al Sentieri dei Franchi.

I Longobardi

I Longobardi erano un popolo di origine germanica, probabilmente scandinava, che aveva migrato verso sud nei secoli precedenti alla nostra storia. Nel 568 scesero in Italia guidati dal re Alboino e conquistarono gran parte della penisola settentrionale e centrale, fondando un regno con capitale a Pavia. Si insediarono stabilmente, si convertirono al cristianesimo, svilupparono un sistema giuridico proprio (l’Editto di Rotari del 643 è il più antico codice di leggi germanico scritto in latino), costruirono chiese, monasteri, un’aristocrazia radicata nel territorio.

Nel 773, quando Carlo Magno scende in Italia, i Longobardi sono in Italia da oltre due secoli. Non sono più “barbari invasori”: sono una civiltà consolidata, con una propria cultura, una propria amministrazione e un proprio rapporto con la penisola. Il nome di molti luoghi italiani che inizia per “Lom-” (Lombardia, Lomello) viene da loro.

La Val di Susa era territorio longobardo, una frontiera, il confine con il mondo franco non era rigido come lo intendiamo oggi: c’erano relazioni, scambi, traffici, matrimoni misti. Le chiuse (questo spazio di confine tra il territorio longobardo e la “terra di nessuno”) servivano proprio a controllare una frontiera che senza presidio era difficile da tenere.

I Franchi

I Franchi erano un altro popolo germanico, stanziato nelle regioni che oggi corrispondono alla Francia settentrionale, al Belgio e alla Renania. Sotto la dinastia carolingia erano diventati la potenza militare dominante dell’Europa occidentale. Il nonno di Carlo Magno, Carlo Martello, aveva fermato l’avanzata islamica a Poitiers nel 732. Il padre, Pipino il Breve, aveva già avuto rapporti diretti con l’Italia: nel 754 e nel 756 era intervenuto contro i Longobardi per difendere i territori della Chiesa, donando al Papa le terre conquistate (la cosiddetta “donazione di Pipino”, base del futuro potere temporale papale).

Quindi quando Carlo Magno scende in Italia nel 773, non è la prima volta che i Franchi lo fanno. C’è già un precedente consolidato, un rapporto con Roma, e una rivalità strutturale con i Longobardi che dura da generazioni.

La vita in Val di Susa nell’VIII secolo

Chi viveva qui nel 773 e come trascorreva le proprie giornate? È una domanda che vale la pena farsi, perché il paesaggio intorno a te conserva qualcosa di quel mondo, anche se non lo mostra in modo ovvio.

La popolazione della valle nell’VIII secolo era di origine prevalentemente romano-alpina, con insediamenti sparsi lungo il fondovalle e sui terrazzi di mezza costa. Non era una zona periferica o marginale: era un territorio di transito intenso, il che significava attività economiche legate al movimento di persone e merci.

Si coltivavano i fondi nelle zone più basse, si praticava la pastorizia transumante in quota, si sfruttavano le foreste. Ma soprattutto si viveva di questi transiti: ospizi per i viandanti, pedaggi ai valichi, commercio di animali e derrate, artigianato legato alle esigenze dei viaggiatori. Il Moncenisio era già allora uno dei valichi più frequentati d’Europa, e ogni carovana che passava lasciava una traccia sul territorio.

Il segno più chiaro di questa funzione di presidio e accoglienza che aveva la valle è l’Abbazia di Novalesa, fondata nel 726 proprio in Val di Susa, pochi decenni prima della battaglia. I monasteri nell’alto medioevo non nascevano in zone sperdute: nascevano dove c’era traffico, dove aveva senso avere un punto di riferimento religioso, assistenziale e culturale. 

Sul piano politico la valle era territorio longobardo, ma la presa amministrativa su questi territori di frontiera era necessariamente più leggera che nel cuore del regno. Le comunità locali vivevano di consuetudini proprie, con un’autonomia pratica che le grandi strutture politiche del tempo faticavano a controllare capillarmente. Questo, tra l’altro, spiega come fosse possibile che qualcuno del posto conoscesse sentieri e vie alternative che gli eserciti stranieri non conoscevano.

Carlo Magno, Desiderio e la Battaglia delle Chiuse: cosa dice la storia 

Sentirai declinare questa storia in versioni molto diverse, alcune più accurate di altre, cerchiamo di fare un pò di chiarezza con le fonti più attendibili che abbiamo in mano.

Perché Carlo scese in Italia nel 773

Siamo nell’VIII secolo. Carlo Magno è re dei Franchi dal 768, dopo la morte del padre Pipino il Breve. È giovane, ha circa trent’anni, e il suo regno è in espansione su più fronti.

Il rapporto di alleanza con i Longobardi si rompe per ragioni che si intrecciano su più fronti: in primo luogo per il l’abbandono del matrimonio tra Carlo Magno e la figlia del re longobardo Desiderio. Ermengarda è il nome con cui la maggior parte degli italiani la conosce ancora oggi. La realtà è che di lei sappiamo molto poco, al di là del fatto che Carlo la ripudiò nel 771, dopo meno di un anno di matrimonio, e la rimandò a casa dal padre.

Le ragioni del ripudio non sono chiare nelle fonti: alcune parlano di sterilità, altre di ragioni politiche. Quello che è certo è il significato diplomatico: fu un insulto grave verso Desiderio, la dichiarazione aperta che l’alleanza tra le due case era finita.

Contemporaneamente, nell’autunno del 771, morì il fratello di Carlo, Carlomanno, con cui condivideva il regno dei Franchi. Carlo ereditò il potere intero. Ma la vedova di Carlomanno, Gerberga (personaggio completamente diverso dalla principessa longobarda), fuggì con i figli presso Desiderio, cercando protezione. Quei figli erano potenziali pretendenti al trono franco e averli nelle mani del nemico era una grossa minaccia alla legittimità di Carlo, non solo un fastidio diplomatico.

A tutto questo si aggiungeva la pressione del papato. Papa Adriano I guardava i Longobardi con preoccupazione crescente, Desiderio premeva sui territori della Chiesa e aveva portato i figli di Carlomanno al papa, chiedendogli di ungerli re dei Franchi. Adriano rifiutò e si rivolse a Carlo. Il rapporto tra papato e dinastia carolingia era già consolidato dai tempi di Pipino, e Carlo non poteva ignorare la richiesta.

Nel 773 l’esercito franco varca le Alpi in un’operazione pianificata per risolvere in modo definitivo una questione che aveva radici diplomatiche, dinastiche, religiose e strategiche.

Lo sbarramento alle Chiuse: il ruolo delle chiuse 

Desiderio sapeva che Carlo stava arrivando. Sapeva anche dove tentare di fermarlo: la bassa Val di Susa, nel punto in cui la valle si restringe tra il monte Pirchiriano e il monte Caprasio, nell’area che oggi comprende i comuni di Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio. Qui i Longobardi avevano allestito il loro sistema difensivo: le cosiddette chiuse, o in latino clusae.

Le chiuse non erano da pensarsi come  muraglioni continui da un versante all’altro della valle, invalicabili e monumentali ma sistemi di controllo che sfruttavano la morfologia naturale della valle: punti obbligati presidiati, sbarramenti integrati nel paesaggio, strutture efficaci perché il fondovalle in certi tratti era paludoso, i versanti ripidi, il passaggio in forze difficile. 

La manovra militare: come Carlo Magno superò le Chiuse

Carlo Magno nella sua discesa verso Roma per conquistare l’Italia e liberarla dal dominio Longobardo non cercò lo scontro frontale. L’esercito franco fu diviso in due colonne. Una, guidata dallo zio Bernardo, avanzò verso il Gran San Bernardo puntando sulla Valle d’Aosta per scendere sui Longobardi da nord. L’altra, con Carlo, che scese dal Moncenisio in direzione della Val di Susa.

La tecnica militare era quella della tenaglia, che imponeva pressione su più direttrici e l’impossibilità per i difensori di concentrarsi su un solo punto.

Sempre per evitare lo scontro diretto, si pensa che Carlo Magno superò la “frontiera” delle chiuse attraverso un sentiero di montagna, e quando comparverò alle spalle dello schieramento longobardo, il sistema difensivo cedette. Desiderio e il figlio Adelchi si ritirarono verso Pavia.

La resa dei conti avvenne lì. Carlo assediò Pavia per circa nove mesi. Nel giugno del 774 la città capitolò. Desiderio fu esiliato in un monastero franco. Il regno longobardo come entità politica indipendente cessò di esistere. Carlo assunse il titolo di rex Langobardorum, re dei Longobardi.

Le fonti storiche: cosa sa davvero la storia

Le testimonianze più vicine ai fatti sono cronache latine scritte a corte franca, gli Annales Regni Francorum (Annali del regno dei Franchi, redatti probabilmente alla corte carolingia e aggiornati anno per anno) e gli Annales Einhardi (una rielaborazione più raffinata degli stessi annali, attribuita a Eginardo, il biografo di Carlo). Confermano il quadro generale: lo sbarramento longobardo, il superamento delle difese, la fuga verso Pavia. Sono però asciutti sui dettagli tattici e non descrivono il percorso dell’aggiramento in modo topograficamente preciso.

Il racconto si arricchisce molto più tardi, nell’XI secolo, con la Cronaca di Novalesa, scritta dai monaci dell’abbazia valsusina tre secoli dopo i fatti. È qui che compare la leggenda più famosa: il giullare longobardo traditore, che avrebbe indicato a Carlo la via segreta per aggirare le chiuse. Un elemento narrativo potentissimo, che trasforma una manovra militare in un dramma morale con tradimento e colpo di scena. Ma va letto per quello che è: una fonte tarda, costruita per rendere memorabile un episodio storico.

Poi c’è Manzoni. Nell’Adelchi (1822) il giullare scompare e al suo posto arriva il diacono Martino come figura chiave. E la principessa longobarda ripudiata da Carlo diventa Ermengarda, uno dei personaggi più celebri della letteratura italiana dell’Ottocento. Manzoni non stava scrivendo storia: stava scrivendo una tragedia romantica e politica sulla sorte dei vinti. Eppure la sua versione ha inciso profondamente sull’immaginario collettivo, al punto che molti oggi ricordano “Ermengarda” e non sanno che il suo vero nome è incerto nelle fonti.

Quello che sappiamo con certezza è che lo scontro ci fu, l’aggiramento ci fu, le chiuse cedettero. Quello che non sappiamo: dove esattamente passò la colonna franca, come fu individuata la via alternativa, quanto pesò il tradimento e quanto la manovra coordinata. 

Perché il 773 cambiò l’Europa e la storia d’Italia?

L’importanza della Battaglia delle Chiuse va molto oltre la Val di Susa. Dopo la caduta di Pavia Carlo non era più soltanto re dei Franchi. Era il padrone della penisola italiana settentrionale e centrale. Il rapporto con il papato cambiò di conseguenza: Roma era protetta, ma anche inserita nell’orbita di un sovrano transalpino potentissimo.

Quella vittoria del 773-774 preparò il terreno per l’incoronazione imperiale dell’800 e senza la campagna d’Italia, senza la gestione del regno longobardo, senza la costruzione del rapporto di fiducia tra Carlo e il Papato, l’Europa medievale e proobabilmente anche quella odierna avrebbero avuto un’altra forma.

Cammini sul Sentiero dei Franchi sapendo tutto questo. E quando sei in quota e guardi giù verso la bassa valle, verso il punto in cui la Dora stringe tra le montagne e il fondovalle si restringe, hai un riferimento concreto a portata di occhio: lì, più o meno, si decise qualcosa che ha ancora tracce nella struttura del continente in cui viviamo.

I due parchi naturali del Sentiero dei Franchi

Il cammino attraversa due parchi naturali con caratteri molto diversi. Conoscerli prima di partire aiuta a capire quello che vedrai, e a rispettarlo nel modo giusto.

Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand

La prima parte del cammino si svolge all’interno del Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand. È una foresta alpina vera, una delle più significative di tutto l’arco piemontese. Crescono abete bianco e abete rosso in una composizione che non ha paragoni nella regione: oltre 600 specie vegetali censite, una biodiversità floristica che sorprende anche chi la conosce.

La fauna è ricca: oltre 140 specie di uccelli (tra cui il picchio nero, il francolino di monte, la civetta capogrosso), mammiferi come cervo, capriolo, camoscio, volpe, tasso, marmotta, scoiattolo, lepre, donnola, faina. Il parco ha circa 70 km di sentieri segnalati ed è attraversato anche da altri grandi itinerari come la Via Alpina, la Grande Traversata delle Alpi e il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi.

Regole importanti: il campeggio è vietato in tutto il parco, anche temporaneo. Sono vietati i fuochi in qualsiasi forma, la raccolta di flora e funghi senza autorizzazione, e i fornelletti da campo sono ammessi solo nelle aree attrezzate e segnalate. Per chi viaggia con cani, verifica prima con l’ente gestore Parchi Alpi Cozie (parchialpicozie.it) le modalità e le aree consentite.

L’ambiente che percorri nella prima tappa è quello che più aiuta a immaginare la logistica di un esercito altomedievale: non alta quota estrema, ma montagna di transizione con boschi che offrono copertura, sorgenti, vie alternative al fondovalle. Pratico, percorribile, intelligente da usare se vuoi evitare di essere visto da chi presidia il basso.

Parco naturale Orsiera-Rocciavrè

Dalla terza tappa si entra nel Parco naturale Orsiera-Rocciavrè, che ha un carattere completamente diverso. Area montuosa estesa tra Val di Susa, Val Sangone e Val Chisone, con cime importanti come il Monte Orsiera (2890 m) e il Monte Rocciavrè (2778 m), circhi glaciali, laghi d’origine glaciale, praterie aperte e fasce boschive alternate a rocce metamorfiche.

La flora tocca le 850 specie censite. La fauna include 73 specie di uccelli nidificanti, grandi popolazioni di camoscio, cervo, capriolo, stambecco, e una presenza stabile del lupo, tornato in questi territori dagli anni Novanta. Se cammini nelle prime ore del mattino o nelle ultime della sera, non è impossibile incrociare qualcosa.

Il bivacco con tenda nel settore Orsiera-Rocciavrè, è permesso solo per pernottamento (dal tramonto all’alba); è vietato accendere fuochi (salvo aree attrezzate dove l’uso di attrezzature da campeggio è ammesso) e vanno rispettate le norme sul divieto di abbandono rifiuti e sul comportamento verso fauna e flora.

Il paesaggio religioso: abbazie, certose e santuari lungo il cammino

Una cosa che sorprende chi percorre il Sentiero dei Franchi per la prima volta è la densità di luoghi religiosi che si incontrano o si sfiorano: l’Abbazia di Oulx, la Madonna della Losa, la Certosa di Banda, la Certosa di Montebenedetto, la Sacra di San Michele.

Nelle Alpi medievali il controllo delle vie di passaggio non era solo questione militare, le istituzioni ecclesiastiche e monastiche organizzavano l’accoglienza, accumulavano poteri fondiari, costruivano ospizi lungo i valichi. Dove passavano i viandanti girava il commercio e nasceva il bisogno di assistenza spirituale e materiale. 

La Certosa di Montebenedetto, che si raggiunge con una deviazione durante la terza tappa, merita un discorso a parte. Fondata tra il 1198 e il 1200, è l’unico esempio di certosa primitiva con parti medievali conservate in Val di Susa. I monaci certosini la costruirono quattro secoli dopo la Battaglia delle Chiuse, ma il territorio continuava ad attrarre presenze religiose, a essere vissuto come spazio sacro e come punto di riferimento per chi transitava. 

La Sacra di San Michele, al termine del cammino sul monte Pirchiriano, è il culmine di tutto questo. Anche se l’attuale complesso è posteriore all’VIII secolo, il luogo ha una forza retrospettiva enorme: domina il punto esatto in cui le chiuse controllavano il passaggio, guarda giù verso Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio e arrivarci dopo quattro giorni di cammino, per chi decide questo ritmo,  è un’esperienza intrisa di emozione.

Le tappe del trekking: Il sentiero dei Franchi in Val di Susa

Qui sotto vedi la mappa in diversi colori ciascun tratto corrisponde ad una tappa. Il giallo è il giorno 1, il viola il giorno 2 e il rosso il giorno 3.

Tappa 1 : Oulx – Pian del Frais

  • Parti da Gad, frazione di Oulx
  • Entra nel Gran Bosco di Salbertrand
  • Prosegui dritto superando il Forte Sapè, Grange Sapè fino al ponte sul Rio del Chenal
  • Passa il ponte
  • Prosegui dritto fino a Grange Godissard
  • Supera il ponte sul Rio Baccon
  • Rimani sul sentiero, alla tua destra Grange Granprà
  • Più avanti oltrepassa Clot Rosset
  • Entra al Frais da via Clot Rosset che diventa via Arguel
  • Sei arrivato a Pian del Frais

È la tappa più lunga. Si parte dalla frazione Gad di Oulx, raggiungibile sia in auto che in treno (la stazione di Oulx è a circa due chilometri, poi si cammina o ci si fa portare). Si entra nel Gran Bosco di Salbertrand quasi subito, e lì si rimane per buona parte della tappa.

La tappa è lunga ma il dislivello è distribuito: non è una salita continua, ma un percorso che sale, scende e risale. Attenzione alla gestione delle energie: hai ancora tre giorni davanti.

Dove dormire la sera prima di partire (notte 0, facoltativa):

La Casetta del Gad a Oulx è il punto di partenza naturale: posto tappa, ristorante e pizzeria. Le pizze sono probabilmente le migliori di Oulx, e lo diciamo con cognizione di causa.

Via Riccardo Ghiotti 19, Oulx — tel. 0122 831087

Dove dormire (notte 1):

L’Albergo Belvedere a Pian del Frais è il posto tappa ufficiale del Sentiero dei Franchi. Storico albergo di montagna, gestito dalla stessa famiglia da 90 anni. Cucina semplice e genuina, compresa la bagna cauda di nonno Francesco diventata leggenda locale. 

Via Argueil 1, Pian del Frais, Chiomonte — tel. 0122 655226

Tappa 2 : Pian del Frais – Meana di Susa

  • Dal centro del Pian del Frais davanti alla Chiesa o davanti all’albergo Belvedere c’è la partenza della tappa più corta e veloce del Sentiero dei Franchi
  • Prendete l’asfalto che scende (strada provinciale del Frais) direzione partenza delle piste da sci
  • Dopo circa 500 metri sulla sinistra avrete la prima fontana se dovete caricare (la seconda
    sarà dopo circa 5 km)
  • Finita la discesa su asfalto tagliate la strada ed inizia il sentiero
  • Scendete sul sentiero seguendo le indicazioni farete dei tratti si strada in un continuo sali scendi per arrivare a Madonna della Losa
  • Dopo circa 5,5 km siete a madonna della Losa trovate una fontana poi dovrete attraversare la strada principale che porta al Frais (avete una bacheca del sentiero sulla destra) e prendete il sentiero che sale
  • Una salita di circa 1,3 km nel bosco con 300 metri di dislivello
  • In vetta sarete nuovamente intorno ai 1500 metri di quota come il punto di partenza da qui inizia la lunga discesa prima parte poca pendenza e molto pulita seconda parte un po’ più ripida e spesso con fogliame di castagni
  • Sono circa 3 km di discesa nulla di pericoloso solo alcuni tratti ripidi con foglie
  • Rientrati sull’asfalto svoltate a sinistra in discesa
  • Dopo circa 600 metri vi trovate in via Suffis se dovete proseguire per il sentiero completo o la prossima tappa svoltate a destra se invece dovete terminare la tappa 2 continuate a scendere sulla sinistra
  • Mantenere la strada principale dopo 300 metri troverete un sentiero sulla sinistra con delle sbarre di ferro prendete quello
  • Dopo 200 metri vi ritrovate su una stradina in mezzo a delle case proseguite sempre dritto in discesa trovate anche una fontana
  • Riprendete in sentiero per 200 metri e poi vi trovate sulla strada principale svoltare a sinistra in discesa
  • Dopo 500 metri nuovamente a sinistra e siete arrivati alla stazione

La tappa più breve, ma non la più semplice per l’orientamento. È qui che la segnaletica carente richiede la tua maggior attenzione.

Questa tappa mostra il carattere ibrido del Sentiero dei Franchi, ovvero non solo luoghi selvaggi, ma paesaggio di mezza costa con borgate, frazioni, asfalto e sentiero che si alternano. Il tipo di territorio che un esercito medievale avrebbe effettivamente attraversato, quindi non le cime impossibili, ma le vie di quota dove si cammina, ci si orienta e ci si nasconde.

Dove dormire (notte 2):

Nei pressi della stazione di Meana di Susa il Welcome Home 2 è una buona scelta come appartamento per la notte.

Via Gran Borgata, Meana di Susa

Tappa 3 : Meana di Susa – Rifugio Amprimo

  • Se state percorrendo il SDF intero e state arrivando dalla Tappa 2 Pian del Frais arrivati sull’asfalto dopo la discesa da Madonna della Losa, scendete su asfalto (sinistra) per circa 300 metri e poi girate a destra in via Suffis passa al punto 8
  • Se siete partiti con la Tappa 3 dalla Stazione di Meana scendete sulla strada principale
    (trovate un grosso muro con i manifesti del giro d’Italia e Salita dei Campionissimi) salite verso Meana centro
  • Dopo 300 metri a destra prendete il sentiero che sale
  • A 500 metri vi trovate in una borgata potete prende acqua poi proseguite dritto
  • Riprendete il sentiero e dopo circa 800 metri vi trovate su asfalto andate a destra e
    continuate a salire
  • Prendete a sinistra verso colle delle finestre e vi trovate in un piazzale a questo punto siete
    entrati nel SDF
  • Prendere a sinistra via Suffis
    Proseguire sempre su questa via asfaltata in piano per circa 1 km ci sono vari incroci ma
    tenete sempre la strada verso i 900 metri inizia a salire
  • Troverete una mulattiera sulla vostra destra la prendete e tagliate due tornati
  • Proseguire dritto sempre su asfalto fino a che non trovate un sentiero, passate un ruscello e vi trovate su una strada gippabile
  • Proseguire sulla gippabile in discesa e vi trovate in una Frazione del comune di Mattie Via Menolzio
  • Dopo circa 300 metri nella frazione (in centro strada scolo acqua) dovete fare attenzione e svoltare a destra Via Pra la Grangia
  • Al tornante troverete un cartello in legno SDF ATTENZIONE prendere a destra sullo sterrato
  • Dopo circa 100 metri a sinistra prendete la mulattiera (514) che sale taglia diverse volte la strada ma voi mantenete sempre questa mulattiera 
  • Dopo circa 1,5 km di salita arrivate sulla sterrata prendete a sinistra in discesa
  • Dopo 200 metri incrociate un’altra sterrata con una fontana sulla sinistra salire a destra
    sulla sterrata per circa 1, 5 km
  • Proseguendo sulla gippabile vi troverete in un pratone e alla vostra destra la Cappella delle Toglie
  • Proseguite sulla gippabile dopo circa 200 metri sinistra inizia un sentiero (521) collinare prendere questo sentiero attenzione dopo 100 metri nuovamente il sentiero a sinistra per circa 3 km vi porterà al Rifugio Amprimo

Questa è la tappa di transizione: quella in cui il paesaggio cambia ed entri nel cuore della montagna. Il dislivello è costante e progressivo: arriverai al rifugio con le gambe che chiedono pietà, e la risposta sarà quasi sempre un buon piatto di polenta.

Deviazione consigliata: Certosa di Montebenedetto

Prima di salire al rifugio vale la pena fare la deviazione verso la Certosa di Montebenedetto, uno dei luoghi più belli della Val di Susa e uno dei meno visitati. Fondata tra il 1198 e il 1200, unico esempio di certosa primitiva con parti medievali conservate. Attorno ci sono 90 ettari di pascoli e boschi, una mostra permanente sul mondo certosino, un sentiero autoguidato.

Dove dormire (notte 3):

Il Rifugio Onelio Amprimo (Pian Cervetto, loc. Rio Secco) è di proprietà del CAI Bussoleno. 48 posti letto, bar e ristorante. Aperto generalmente in modo continuativo da metà giugno a metà settembre, con aperture nei fine settimana in altri periodi: verifica sempre prima di partire.

Tel. 0122 49353 / 352 0728137 — rifugioamprimo@cai-bussoleno.it

Rifugio GEAT Val Gravio

Alternativa al Rifugio Amprimo per chi vuole accorciare la quarta tappa aumentando leggermente la terza o per chi ha un giorno in più e vuole aggiungere una tappa tra la 3 e la 4.

Rifugio Geat Valravio Tel. +39 333 8454390 / +39 011 9646364 — custodi@rifugiovalgravio.it

Tappa 4 : Rifugio Amprimo - Sacra di San Michele

  • Partenza dal Rifugio Amprimo, tenere il sentiero che trovate a sinistra andate
    in direzione Rifugio Geat – Paradiso delle Rane
  • Fate circa 1,5 km e vi trovate ad un laghetto proseguite sempre sul sentiero
    arrivate ad un parcheggio e poi ad una fontana svoltare a destra e prendere la
    gippabile che sale
  • Proseguire sul collinare fino al Rifugio Geat, arrivati sotto il rifugio a sinistra
    c’è un ponticello, lo passate e salite per circa 150 metri sulla mulattiera
  • Arrivate a dei cartelli fate molta ATTENZIONE qui dovete scendere per 2 metri
    a sinistra a poi prendere subito a destra il sentiero si vede poco verso Alpe Fumavecchia
  • Fate molta attenzione ai segni per circa 2 km è tutto un su e giù e molti cambi di direzioni per arrivare all’alpe Fumavecchia
  • Arrivati all’alpe girate a destra ed iniziate la salita verso Pian dell’Orso circa 450 d+
  • Arrivati al Pian dell’Orso siete al GPM di Giornata quota 1850 tagliate il prato davanti alla chiesetta ed in fondo trovate la mulattiera che scende verso Col Bione
  • Controllate sempre i segni e tenete il sentiero principale per circa 5 km
    9. Arrivati alla chiesa del Col Bione se avete bisogno di sosta e acqua la trovate alla vostra destra sotto il sentiero che siete arrivati
  • Prendere la mulattiera che sale difronte alla chiesetta per 300 metri e circa 100 d+
  • Una volta in vetta tenete la cresta sul sentiero di sinistra per 2 km
  • Scesi sulla gippabile prendete la mulattiera che scende a sinistra verso la Mura
  • Passate il centro della Mura (acqua) poi uscite e andate a destra direzione
    Folatone (acqua), da qui si passa la chiesetta e poi si scende a sinistra
    14.Arrivati all’asfalto risalite per 500 metri fino allo sterrato e poi a sinistra verso Bennale
  • Passate il Bennale (acqua) e andate dritti verso un pilone qui a sinistra tagliate un prato e verso Pian Pumè e poi proseguite verso Basinatto
  • Basinatto(acqua) passate in mezzo alle case e salite sulla strada asfaltata
  • Prendete la strada asfaltata a sinistra in discesa per 1 km (panorama sulla sx)
  • Sul finale potete passare tutto su asfalto o tagliare un tornate sulla mulattiera a sinistra
  • Dal piazzale salite su asfalto 700 metri fino a raggiungere la Sacra di San Michele

La tappa finale è lunga e simbolica. È anche quella in cui le gambe già affaticate dai tre giorni precedenti devono gestire 25 km e mezzo con 1160 metri di salita. Il trucco è non pensarci troppo e camminare. 😅

Arrivare alla Sacra di San Michele dopo quattro giorni è un’esperienza che lascia il segno. Hai davanti la Sacra che domina il monte Pirchiriano, guarda giù verso l’area delle chiuse, esattamente verso il posto dove 1250 anni fa cambiò la storia.

Dove dormire all’arrivo (notte 4):

La Cascina dei Canonici è un agriturismo con vista sulla Sacra. Cucina con prodotti a km zero: polenta saracena con fonduta di toma valsusina, arrosto alle erbe di montagna, tagliolini ai funghi. Colazione inclusa.

S.P. Avigliana-Colle Braida, Cascina Girardi 1, Fraz. S.Pietro, Sant’Ambrogio di Torino — tel. 320 7531160 — cascinacanonici@virgilio.it

Cartine e segnaletica del Sentiero

L’itinerario è indicato da segnavia di colore bianco e rosso con la sigla S.F. (Sentiero dei Franchi) e cartelli  perlopiù in legno con incisa la scritta Sentiero dei Franchi.

Vogliamo essere sincere con te e ti diciamo che il percorso non è sempre ben segnalato, ci sono alcuni punti in cui dovrai prestare maggiore attenzione come quelli nella zona di Pian del Frais e di Meana.

Non farti spaventare però con una buona cartina non ti sarà difficile orientarti.

Ti sconsigliamo assolutamente di partire senza. Noi ci troviamo bene ad avere sia una versione cartacea che una digitale.

Ecco le mappe che ti servono per questo percorso qui la versione cartacea e qui trovi versione digitale (ti serviranno le mappe 1, 2 e 3 della Val di Susa)

 

Come arrivare e tornare al punto di partenza

Sentiero dei Franchi

In auto: autostrada A32 Torino-Bardonecchia, uscita Oulx. La frazione Gad è indicata e dista pochi minuti dal centro.

In treno: la stazione di Oulx è servita da Trenitalia sulla linea Torino-Modane (circa 1h da Torino Porta Nuova). Da lì due chilometri a piedi fino a Gad, o taxi su prenotazione.

Il consiglio pratico: se puoi, lascia l’auto a Torino o viaggia in treno dall’inizio. Tornare da Sant’Ambrogio a Oulx in treno è rapido e senza stress. Lasciare un’auto a Gad e doverla recuperare dopo quattro giorni complica la logistica inutilmente.

Quando andare

Il periodo più comodo coincide con la piena apertura dei rifugi: indicativamente da metà giugno a metà settembre.

Primavera avanzata (maggio-primo giugno): ottima per colori e silenzio, ma l’innevamento residuo in quota e i tratti fangosi richiedono esperienza aggiuntiva. Non è percorso per principianti in questa stagione.

Estate (luglio-agosto): la finestra più sicura. Condizioni meteo generalmente stabili, rifugi aperti, qualche escursionista in più ma non la folla dei sentieri più famosi. I temporali estivi in Val di Susa arrivano tipicamente tra le 14 e le 16: parti presto e sii in rifugio prima.

Autunno (metà settembre in poi): colori spettacolari nei boschi, faggi e castagni della terza e quarta tappa diventano qualcosa di memorabile. Ma l’apertura dei rifugi si riduce e le giornate si accorciano. Controlla ogni struttura prima di prenotare.

Consigli e raccomandazioni

Goditi fino in fondo questa piccola avventura, conoscerai una natura strepitosa e passo dopo passo arriverai a far parte di essa.

Fai tesoro delle storie dei valsusini che vivono queste montagne, arricchiranno la tua visione sulle cose.

Per i piatti più raffinati avrai tempo e altre occasioni. Ora immergiti nell’atmosfera di questi luoghi anche con il cibo, quello di chi vive le montagne da una vita e ti offre un piatto semplice come la polenta, considerato povero, invece ricchissimo di ingredienti che in giro non si trovano poi così facilmente.

Sai dietro una polenta ci sono le ore di cammino del gestore del rifugio che porta in spalle i sacchi di farina, l’amore per la natura e la voglia di condividerlo con te, o gli intoppi tecnici affrontati  nella gestione di queste strutture che gli faranno pensare, ma chi me lo ha fatto fare di stare quassù, ma poi li sorprendi a guardare fuori dalla finestra e sai che hanno già trovato la risposta.

In questi luoghi sentiti a casa ma ricordati che non lo sei. La natura ha le sue regole e i suoi delicati equilibri, entra in punta di piedi e trova il tuo spazio poi rispettala, temila ed amala.

E’ arrivato il momento di di augurarti buon trekking e se hai qualche domanda scrivici senza esitazione!

Domande frequenti sul Sentiero dei Franchi

Quanti giorni ci vogliono per percorrere il Sentiero dei Franchi?
Il percorso è strutturato in 4 tappe e si percorre generalmente in 4 giorni. Chi vuole spezzare la quarta tappa (la più lunga, 25,5 km) può aggiungere una quinta giornata usando il Rifugio GEAT Val Gravio come tappa intermedia.

Il Sentiero dei Franchi è adatto ai principianti?
No. La difficoltà ufficiale è E (escursionistica), ma il dislivello complessivo di oltre 4000 metri positivi su quattro giorni richiede preparazione fisica specifica, esperienza di trekking in montagna e capacità di orientamento. Non è pericoloso per chi cammina regolarmente, ma non è nemmeno una passeggiata da improvvisare.

Serve una guida per percorrere il Sentiero dei Franchi?
Non è obbligatoria, ma la segnaletica in certi tratti (Pian del Frais, zona di Meana) non è sempre perfetta. Porta cartografia cartacea e traccia GPX. Una guida locale aggiunge valore soprattutto per chi vuole approfondire la storia lungo il cammino.

Cosa sono le Chiuse di Carlo Magno in Val di Susa?
Le chiuse (in latino clusae) erano sistemi difensivi longobardi che sfruttavano i punti di restringimento naturale della valle per controllare e bloccare il transito. Non erano muraglioni imponenti ma dispositivi integrati nel paesaggio. Nel 773 Carlo Magno le aggirava con una manovra a tenaglia, dividendo l’esercito su due valichi. L’area delle chiuse si trova nella bassa Val di Susa, tra Chiusa San Michele e Sant’Ambrogio, visibile dall’alto al termine del Sentiero dei Franchi.

In che stagione è meglio percorrere il Sentiero dei Franchi?
La finestra ottimale va da metà giugno a metà settembre, quando tutti i rifugi sono aperti in modo continuativo e le condizioni meteorologiche sono più stabili. L’autunno è bellissimo per i colori ma richiede di verificare l’apertura di ogni struttura.

È possibile percorrere il Sentiero dei Franchi in senso inverso, dalla Sacra a Oulx?
Tecnicamente sì: il tracciato è percorribile in entrambe le direzioni. La convenzione è Oulx-Sacra perché la progressione logistica (con i rifugi principali alla fine di ogni tappa) è costruita in quella direzione. In senso inverso la tappa 4 diventa la prima, con 25,5 km all’inizio del cammino.

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