Ci sono storie perdute nei prati, nei boschi. Storie di foglie e di clorofilla, di radici, di fiori, e di mani sapienti che un tempo coglievano un dono.
Furono quelle mani a iniziarmi al mondo delle piante officinali, anni fa. Le mani della mia bisnonna che, nei prati della valle di Susa, raccoglievano i fiori dell’iperico splendenti di sole. Delicatamente. Con altrettanta delicatezza li vagliavano, eliminando impurità e gli immancabili insetti, e poi li riponevano, coperti d’olio, in un vasetto di vetro, come a custodire un tesoro.
E un tesoro è davvero quell’oleolito scarlatto che se ne ricava, un aiuto prezioso per ustioni e ferite. La pelle riconosce il dono.
Mi fermo spesso durante le mie passeggiate in valle. A interrogare le piante, a ricordarne le storie.
Cosa sono le piante officinali
Sono piante officinali quelle che, oggi o in passato, sono state impiegate nelle officine farmaceutiche o erboristiche perché contengono sostanze che, in qualche modo, diverso a seconda della specie, influenzano lo stato di salute degli esseri umani.
La tradizione d’uso spesso si perde nella notte dei tempi e ci ha tramandato ricette e impieghi; la scienza moderna ora cerca conferme, avvalorando quegli usi e talvolta smentendoli.
Terpeni, fenoli, alcaloidi: non è questa la sede per addentrarsi nel labirinto della chimica delle piante, ma è attraverso molecole come queste che esse esercitano su di noi la loro influenza, benefica o maligna che sia.
Piante officinali benefiche e piante tossiche
Non è infatti tutto oro nel mondo vegetale: alcune piante possono aiutare; altre sono in grado di togliere la vita.
Dobbiamo imparare a riconoscere non solo le erbe terapeutiche, ma anche quelle velenose, per curarci con le prime, tenerci lontani dalle altre, e non incappare in quello che ci è estraneo credendolo nostro scriveva l’erudito bizantino Michele Psello nell’XI secolo. In realtà parlava di fede e di eresie, ma, fuor di metafora, la frase ci è utile così com’è.
Distinguere le specie officinali da quelle tossiche, capire in che modo agiscono sulla salute, scoprirne i dosaggi e le modalità di raccolta: non basterebbe una vita per scoprire tutto.
5 Piante officinali della valle di Susa
A volte rimedi fitoterapici e cosmetici riportano tra gli ingredienti piante esotiche dai nomi strani come Harpagophytum procumbens, “la-pianta-rapace ripiegata-in-avanti”, per gli amici “Artiglio del diavolo”.
Ma non è il caso di andare lontano per incontrare le piante officinali. Spesso sono piante comuni, semplici, come i rimedi che da esse si estraggono. Giardini dei semplici erano definiti gli orti nei monasteri dove venivano coltivate. Basta una passeggiata per i prati o nei boschi e le si scoprirà ovunque. E così una gita tra le montagne della valle di Susa può diventare l’occasione per tornare a casa con qualche conoscenza in più sulla natura che ci circonda.
D’accordo, ma quali piante officinali si trovano in valle di Susa?
Molte, diverse a seconda dell’habitat e del microclima. Ma elenco qua le cinque che ritengo più comuni.
Tarassaco
Il re delle piante officinali spontanee, vuoi per la sua ubiquità, vuoi per la sua fama, non può che essere il tarassaco. Taraxacum officinale per i botanici. Cicoria per le nonne. Cicoria non è, ma le sue foglie la ricordano. Dopotutto è della stessa famiglia. Coleretico e colagogo lo definiscono i testi di farmacognosia. Paroloni? Stimola la produzione di bile. Non solo: ha proprietà diuretiche, antinfiammatorie, antidiabetiche, antiossidanti, protegge il fegato e aiuta a digerire. Un bel po’ di effetti per un’erbaccia!
Piantaggine
E poi c’è la piantaggine (Plantago major e Plantago lanceolata), onnipresente anch’essa, soprattutto sui suoli calpestati dall’uomo. Al punto che, dalla natia Europa, ha conquistato l’America così, attaccando i semi alle suole delle scarpe dei coloni. Ricca di mucillagini, la tradizione la impiega per combattere la tosse secca. Il succo fresco e l’oleolito aiutano a combattere il prurito delle punture delle zanzare. Provare per credere.
Iperico
Ovviamente l’iperico di cui parlavo prima, Hypericum perforatum, o erba di San Giovanni. È utile sotto forma di oleolito per trattare ferite e scottature, mentre, per via orale, combatte la depressione lieve e moderata (scacciadiavoli è anche chiamato, e veniva usato per gli esorcismi: che ci sia un collegamento?). Attenzione però! Ciò che aiuta può avere un prezzo. Per via orale, l’iperico interferisce con moltissimi farmaci annullandone l’efficacia. È sempre bene chiedere il parere a un medico prima di lanciarsi nel fai da te con le piante…
Ortica
L’ortica. La tanto temuta e bistrattata Urtica dioica. A tutti gli effetti un superfood, ha foglie ricche di sali minerali (potassio, calcio) e vitamine (A, C, K, acido folico), che la rendono utile come remineralizzante, ricostituente, tonificante. La presenza di ferro, silicio e clorofilla invece ne giustifica l’impiego come antianemico.
Malva
La malva (Malva sylvestris), ricca di mucillagini benefiche dall’effetto emolliente nelle foglie e nei fiori.
5 Alberi con proprietà officinali nella valle di Susa
- Facendo questo breve e decisamente non esaustivo elenco ho parlato solo di piante erbacee. Volutamente, perché quando ci si riferisce alle piante officinali spesso si dà per scontato che si parli di erbe. Ma non è così. Anche gli alberi hanno trovato e trovano impiego in campo erboristico. Ecco dunque un altro elenco di cinque piante: cinque alberi (e arbusti) officinali che si possono incontrare in valle di Susa:
Pino
Primi fra tutti i pini (Pinus sp.), i cui aghi sono ricchi di oli essenziali dall’effetto antimicrobico ed espettorante.
Betulla
Poi la betulla (Betula pendula), le cui foglie in infusione sono usate fin dall’antichità per combattere gli stati febbrili, contro la gotta, come diuretico e depurativo delle vie urinarie.
Biancospino
Che dire del biancospino (Crataegus sp.), i cui piccoli fiori bianchi, assieme alle foglie, giovano alla funzionalità cardiaca e al rilassamento?
Sambuco
O del sambuco (Sambucus nigra), i cui fiori e frutti la tradizione utilizza da sempre per combattere il raffreddore?
Salice
Chiudo con il salice (Salix alba), che cresce nelle zone umide e lungo i corsi d’acqua. Ultimo, ma importante, se non altro dal punto di vista della storia della farmacologia, visto che è proprio a partire dall’acido salicilico, contenuto della corteccia dei giovani rami, che si è arrivati a sintetizzare l’acido acetil-salicilico (il nome commerciale ve lo risparmio, tanto lo conoscete tutti…)
Ovviamente e volutamente questi brevi elenchi sono parziali. Non basta un articolo su internet per comprendere l’immenso mondo della botanica farmaceutica. Chiudo pertanto con un invito: a non fermarsi qui, ad approfondire, cercando la guida di persone esperte, magari con gli scarponi ai piedi.
