Rocca Furà un percorso ad anello tra leggende, caverne, borgate ed antichi mestieri della Val di Susa

Rocca Furà, un emblema della Val di Susa, ti raccontiamo di un’escursione di media difficoltà con un passaggio un pò più tecnico (evitabile) per salire fino all’iconica roccia a cuore che si affaccia su Borgone e la bassa valle.

Un percorso ad anello in bassa Val di Susa che si snoda sopra i comuni di Borgone e San Didero, attraversa boschi ricchi di leggende, borgate abbandonate, vecchi vigneti incolti e le testimonianze di antichi mestieri. Territorio dei Picapera questo, si arriva fino alla grotta Rocca Furà da dove venivano estratte le macine per i mulini.
Un trekking di media difficoltà con alcuni passaggi di difficoltà elevata se si vuole salire fino alla grotta, passaggio ad ogni modo evitabile.

Mappa del percorso:

Descrizione itinerario ROCCA FURÁ:

Si parte ai piedi della Falesia della Cava di Borgone dove lasciamo la macchina. Da qui si può iniziare a salire lungo il sentiero ben segnalato che parte alla destra della parete di arrampicata.

Al primo bivio segnalato con paline ci si tiene a destra seguendo Rocca Furà, si passa così attraverso antichi terreni che una volta venivano coltivati a vite camminando su mulattiere abbandonate nel tempo e recentemente recuperate. Queste erano le strade ed i corridoi di un tempo, da qui si arrivava ai campi e alle vicine borgate in men che non si dica. Dal sentiero puoi quasi sempre godere di una buona vista sulla bassa Val di Susa, ancora meglio quando non c’è foschia.

Arrivati al secondo bivio le paline segnano Rocca Furà a destra e se si prende questa direzione in pochi metri di dislivello si arriva alla base della rocca, noi però consigliamo di andare a sinistra alle paline ed allungare di poco l’itinerario ma di salire più gradualmente fino ad arrivare ad uno spiazzo panoramico dal quale godersi una vista aperta su tutta la valle e le montagne più caratteristiche della valle.

Da qui si riprende a seguire la direzione Rocca Furà e Rocca Bruna. A Rocca Bruna ci si arriva dopo pochi metri di dislivello, si tratta di un’antica borgata abbandonata dove la natura sembra inghiottire il tempo che fu, quando l’uomo e la natura vivevano in perfetta simbiosi. Ogni pietra qui è in perfetta armonia con l’ambiente, ogni casa diroccata, ogni fontana, ogni cantina è ricoperta dalle edere che creano un ‘atmosfera quasi fantasy a noi viene subito in mente il film “Indiana Jones”.

 

Questo è il punto più alto di questo nostro itinerario (705m), da qui si inizia a scendere verso Rocca Furà a tratti abbastanza ripidi, si aggira una grossa parete di roccia fino al bivio dal qual si può scegliere se salire fin dentro alla Rocca Furà. Questo passaggio è considerato EE per la presenza di alcuni pioli da ferrata ed il terreno sabbioso a tratti instabile, lo consigliamo quindi a chi ha già esperienza con passaggi in montagna più criptici.

Ricordiamo la definizione di tratto escursionistico EE: Sono itinerari generalmente segnalati ma con qualche difficoltà: il terreno può essere costituito da pendii scivolosi di erba, misti di rocce ed erba, pietraie, lievi pendii innevati o anche singoli passaggi rocciosi di facile arrampicata (uso delle mani in alcuni punti). Pur essendo percorsi che non necessitano di particolare attrezzatura, si possono presentare tratti attrezzati se pur poco impegnativi. Richiedono una discreta conoscenza dall’ambiente alpino, passo sicuro ed assenza di vertigini. La preparazione fisica deve essere adeguata ad una giornata di cammino abbastanza continuo.

Questo tratto è caratterizzato da un paio di pioli in ferro, quelli tipici da ferrata, si prosegue con alcuni gradini scavati nella roccia fino ad arrivare sotto all’imbocco della grotta che è già ben visibile. Qui occorre attraversare una colata di sabbia polverosa che si riversa all’esterno della cava. Questo è il residuo accumulatosi negli anni dal lavoro di estrazione delle macine ad opera dei “Picapera” letteralmente “spaccapietra che fino al secolo scorso estraevano da qui le grosse macine per i mulini da macinatura dei cereali.

LA PARTICOLARITA' DELLA ROCCA FURA':

La particolarità della grotta è il suo ingresso a cuore, all’interno invece in tutte le sue pareti, si notano le striature lasciate dalle lavorazioni degli scalpellini, oltre a diverse macine non terminate.

La sensazione di sedersi qui dentro la grotta è di pace assoluta, ci sediamo qui ad ammirare il panorama, il silenzio ci avvolge e lo sguardo rincorre i disegni lineari sulle pareti delle rocce, striature che creano bellissimi disegni.

Nella grotta sono ancora presenti diverse macine intagliate e mai del tutto ultimate. Una di queste è posta proprio sulla sommità della grotta dall’interno.

IL MOSTRO DI BORGONE:

Il 24 giugno 1947 un “mostro spaventosoterrorizzò Borgone, la notizia uscì persino sulla prima pagina della stampa. Quel giorno un contadino Maurizio Davì stava dando il verderame alle viti quando un fischio, che appena poté parlare, definì lacerante, lo fece sobbalzare. Si voltò e vide, a pochi passi, uno strano animale: un grosso rettile con la testa di gatto e le zampe di ramarro e una gigantesca cresta di gallo.

Terrorizzato fuggì urlando, recuperò la parola solo due ore più tardi e fu colpito da una forte febbre che durò più di due giorni. Accorsero da Borgone e da tutti i paesi limitrofi per organizzare diverse battute di caccia per stanare il mostro.

Il giorno dopo sulla prima pagina de La Stampa uscì un ulteriore articolo, la gente non faceva che parlare di questo essere con la testa la gatto il corpo da lucertola e gli occhi infuocati.

Si fece un buco nell’acqua con tutte le spedizioni organizzate e gli abitanti muniti di forcelle, reti e recipienti pieni di latte dovettero tornare a casa.

Con il passare dei giorni e le spedizioni che non portavano a nessun risultato l’enfasi del mostro andò calando e la stampa concluse con l’ipotesi dell’avvistamento di un rettile della famiglia dei basilischi un animale raro ma presente in Val di Susa che per certo dovrà essere sembrato molto più grande e spaventoso di quello che era in realtà.

CI PIACE PERCHÉ:

Questo percorso alla Rocca Furà ci piace perché attraversa un pezzo di storia della nostra valle, ci immaginiamo quando antiche vigne sorgevano e popolavano i versanti di questa montagna. Quando si attraversavano le mulattiere al suono degli scalpellini che provenivano da boschi celtici ricchi di leggende celtiche che non tarderemo a raccontarti. Ci piace per la quiete di questi posti, baciati sempre dal sole dove puoi fermarti ad assaporare i bellissimi panorami valsusini.

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ARIANNA e alessandra dell'olio

Founder di Visit Val di Susa

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