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Escursione sulle tracce di Annibale al Col Clapier

Quale fu il valico delle Alpi scelto da Annibale per scendere a distruggere Roma nel 218 a.C, non si sa con matematica certezza. Eppure dopo varie deduzioni si indicò il Col Clapier, come il valico alpino più plausibile per il passaggio di un esercito di uomini ed elefanti. Oggi vi parliamo di come ci si arriva e della nostra notte al Bivacco Annibale.

Dati escursione

Compiuta in otto giorni la salita verso la vetta, vi fece piantare l’accampamento e ci si fermò due giorni, per far riposare i superstiti e raccogliere quelli che erano rimasti indietro…

Quando già la neve si accumulava sui monti… Annibale, vedendo i suoi soldati scoraggiati per le fatiche sofferte e per quelle che dovevano ancora essere affrontate, li raccolse in adunanza e tentò di rincuorarli prendendo come unico spunto la vista dell’Italia. Questa infatti si stende sotto i monti in modo che, guardando dalle due parti, pare che le Alpi rappresentino la rocca di tutta l’Italia. Perciò, dopo aver mostrato le pianure del Po e ricordata la simpatia che godevano presso i Galli che le abitavano, insieme indicando anche il luogo dov’è la stessa Roma, egli risollevò alquanto il loro animo. Il giorno dopo mosse il campo e cominciò la discesa.

Fonte: L’esercito di Annibale attraversa le Alpi – da Polibio, Storie, libro III

Un’escursione di circa 14,5 km tra andata e ritorno, ma con dislivelli contenuti che consente di raggiungere un luogo di imparagonabile bellezza. Quando il passo del Moncenisio è aperto si può arrivare in auto fino al parcheggio del Piccolo Moncenisio. Da qua la strada prosegue ancora per qualche chilometro ma è molto sconnessa e non attraversabile se non con un 4×4.

Lasciamo la macchina e proseguiamo a piedi lungo la sterrata fino a raggiungere in prossimità della confluenza del Vallon de Savine nel Vallone d’Ambin uno sbarramento di legno che indica il divieto di proseguire se non a piedi.

Superata la sbarra ci si incammina in un agevole sentiero mai troppo ripido. Presto si giunge al vasto piano erboso di “Granges de Savine”, dove sono ancora presenti i ruderi di alcune baite.

Ci sono diverse mucche al pascolo, ma non c’è l’ombra di civiltà. Qui sembra tutto lasciato a 100 anni fa. L’ambiente è meraviglioso e si costeggia sempre il Rio de Savine che attraversa rocce e salti d’acqua creando numerose pozze trasparenti che riflettono i colori del cielo. Attraversato il lungo pianoro prativo si torna a salire su comodo sentiero fino ad affrontare un’ultima salita che sbuca nella conca del Lac de Savine, un bellissimo lago al confine con la Francia, proprio come il lago dei sette colori di cui ti avevamo già parlato in questo articolo. Qui il sentiero prosegue e bisogna costeggiare il bordo del lago.

Si sta alzando il vento e il cielo si fa presto più tetro, inizia anche a piovere. Sull’acqua si creano dei vortici minacciosi, di fronte a noi si manifesta un paesaggio cupo e allo stesso tempo surreale.

All’inizio del sentiero a bordo lago un cartello ci indica questo come il posto dove probabilmente Annibale si accampò diversi giorni con le sue truppe di uomini ed elefanti. Peccato che allora non c’erano ancora né il Rifugio Vaccarone né il bivacco Annibale ad accoglierli.

Da qui in avanti il sentiero è in piano, una palina indica di fronte a noi il Bivacco, il Col Clapier e il Rifugio Vaccarone, a destra invece solo il bivacco.

Prendiamo la strada di destra un po’ a sensazione e decisamente infreddoliti. Attraversato il vallone ci troviamo ad affrontare una breve salita di 15 minuti, ed eccolo lì di fronte a noi il tetto esagonale del Bivacco Clapier. Finalmente, che emozione!

 

Il freddo inizia a farsi pungente, siamo arrivati giusto in tempo.

La struttura è a forma esagonale in legno e lamiera con un’ampia vetrata che da sull’esterno. Meraviglioso! meglio di qualsiasi maxi schermo si possa avere in casa. Fuori la tempesta si scatena ma noi siamo già rintanati al calduccio e ci godiamo lo spettacolo dalla vetrata.

Niente gas, riscaldamento né acqua. Come di consueto nei bivacchi bisogna arrangiarsi e portarsi tutto il necessario da casa e riportare poi tutti i rifiuti a valle. Dentro, gli ambienti sono suddivisi in due piani: sotto la sala con tavoli, panche e 2 letti a scomparsa mentre sopra ci sono i letti, 6 posti comodi con materassi e coperte.

Scendiamo a prepararci un té caldo, fuori si scatena uno scenario da apocalisse e noi dall’interno ci godiamo la vista leggendo e curiosando sul libro degli ospiti del bivacco. Si cena a lume di candela tra una risata e l’altra. Siamo solo noi, nessun’altro ci raggiungerà per questa notte.

Il giorno successivo il sole è tornato a farci visita, l’aria è frizzantina ma si sta decisamente bene. Data la bella giornata puntiamo dritti al Rifugio Vaccarone per sgranchirci le gambe e riscaldarci dopo la notte al fresco, 2h di cammino. Decidiamo di pranzare al rifugio e rientriamo al Piccolo Moncenisio nel primo pomeriggio. 

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ARIANNA e alessandra dell'olio

Founder di Visit Val di Susa

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